Politica
| Interni
14/01/2010
Le strade della politica
Agire e muoversi contro la desolazione
Pier Paolo Segneri
La politica italiana ha davanti a sé due strade. C’è quella proveniente dall’istinto e dal Potere fine a se stesso, che asseconda e stimola la pancia del Paese. E c’è quella dell’intuito, dell’intelligenza, della riflessione ragionata, del dialogo e, soprattutto, della concretezza. La prima gioca tutto sui respiri cortissimi, sul mordi e fuggi, sulla fretta dei tempi televisivi, sugli slogan rapidi e insulsi, sugli scontri gridati e sulle passioni. La seconda, al contrario, si realizza nel tempo, si costruisce a fatica, si elabora insieme agli altri, si nutre di pensiero e di parola, si rafforza nell’urgenza, che è cosa assai differente dalla fretta. Lo ha capito molto bene Giuliano Amato.
Abbiamo estremo bisogno, infatti, di interviste illuminanti come quella rilasciata lunedì 11 gennaio da Giuliano Amato per Il Tempo. Perché gli articoli e gli interventi del presidente Amato hanno una peculiarità: riescono a mettere in funzione il cervello. In mezzo a tanta desolazione, non è certo una cosa da poco. Ma se c’è desolazione, allora vi è anche lo spazio per agire e per muoversi. Insomma, è ora che emergano i trentenni, anche in politica, al di fuori delle banalità e degli stereotipi. Abbiamo idee e fantasia da vendere. Abbiamo studiato, vissuto, perduto. Ci siamo persi e ritrovati. Siamo divenuti grandi. E continuiamo a crescere. Bisogna, però, cambiare questa classe dirigente e mutare i costumi dell’attuale malcostume politico.
E’ lo stesso professore Amato che approfondisce l’argomento affermando che “una politica che non manda mai un messaggio di ragionamento, ma che manda sempre un messaggio di giudizio drastico, che in genere è pro qualcosa o contro qualcosa, trasforma tutti noi non in cittadini che pensano, ma in cittadini che partecipano come partecipa il famoso tifoso della curva sud”. Ecco, sembra proprio che la politica italiana, escluse le dovute eccezioni, abbia smesso di pensare. I partiti del Novecento non esistono più da tempo, ma la partitocrazia è sopravvissuta benissimo a tutti i vari passaggi della “transizione infinita” della nostra repubblica. Tanto che, ormai, gli attuali partiti non hanno più bisogno di essere movimenti di massa, ma è sufficiente che siano partiti mass-mediatici. E’ la versione aggiornata della partitocrazia, che resiste in quanto consorteria, luogo di spartizione e di occupazione del potere.
I movimenti politici non servono più allo scopo per i quali sono nati e non producono più né pensiero né azione. Non si elabora un ragionamento, non esistono nemmeno i programmi, non si approfondisce la complessità. Niente. E’ il nulla. E la politica pensata, o almeno delle teste pensanti, resta soffocata da quella degli istintivi. Oppure viene fagocitata dagli appetiti famelici dei più. Le menzogne dilagano oltremisura.
Per fortuna, le ideologie sono cadute e si sono superati gli steccati del secolo scorso, ma alle ideologie non si sono sostituite le idee, come invece sarebbe stato necessario e auspicabile. Inoltre, insieme ai vecchi ideologismi, sono stati gettati via anche gli ideali. Resistono soltanto gli “idealisti”, come parola, come termine dispregiativo per indicare la categoria dei “fessi”, degli illusi, degli ingenui, dei puri. Ai partiti si sono sostituite le Fondazioni, che dovrebbero svolgere il ruolo di pensatoi. E’ il segno dei tempi. Intanto, la politica italiana sprofonda: “E perché la politica funzioni – asserisce Amato sul quotidiano Il Tempo – l’augurio principale, secondo me, lo dobbiamo fare agli italiani. Ed è anche un invito: che ragionino con la loro testa… E pretendano di poter valutare con la propria testa”.
Pier Paolo Segneri
|