Domenica 17 gennaio, una donna di Haiti ha dato alla luce un bambino nell’ospedale da campo Israeliano. A dimostrazione della sua profonda gratitudine, la neo mamma ha deciso di chiamare il bimbo Israel, in onore del paese che si è preso cura di lei.
Il colonnello delle forze armate Israeliane (IDF), Dr. Abergel, ha reso possibile questa nascita, dal momento che nell'ospedale da campo Israeliano, esiste l'unico reparto di neonatologia. Un altro bambino, nato prematuro in un altro ospedale da campo, e' stato trasportato nello stesso reparto e sistemato in un'incubatrice. E' veramente incredibile come il team israeliano sia riuscito in un solo giorno ad organizzare un ospedale così attrezzato.
Tra tanta morte e distruzione, la nascita di questo piccolo angelo, ci dimostra che la vita continua a fare il suo corso, regalandoci, tra tanta desolazione, qualche attimo di speranza!
La delegazione Israeliana, composta da 220 persone, è partita venerdì 15 Gennaio dall’aeroporto di Tel Aviv, facendo scalo a Port-Au-Prince, dove è stato subito montato un ospedale da campo in uno stadio, nelle vicinanze dell’aeroporto.
Fanno parte del team 40 dottori, 24 infermieri, tecnici, paramedici, psicologi e operatori cinofili.
Nell’ospedale da campo ci sono 90 letti e 66 letti in terapia intensiva, una farmacia, una segreteria per registrare i feriti, un reparto di radiologia, 2 sale operatorie, un’unità intensiva di neonatolgia, un reparto di pediatria e maternità.
Tutti insieme,per salvare vite umane, personale medico delle forze armate Israeliane, volontari del Magen David Adom e operatori di ZAKA International, organizzazione umanitaria Internazionale riconosciuta dalle Nazioni Unite. ZAKA ha già al suo attivo moltissime operazioni in emergenza e salvataggio in occasioni di disastri naturali (uragano Latrina e lo Tzunami in Asia).
E’ una vera corsa contro il tempo per salvare altre vite umane, e grazie alle unità cinofile, molte persone sono state ritrovate ancora vive tra le macerie.
Centinaia sono le persone fino ad ora operate, il 30% ricoverate in serie condizioni.
Più della metà dei feriti riguardano ragazzi al di sotto dei 16 anni, in particolare con fratture agli arti superiori ed inferiori.
Il direttore dall’ospedale da campo, il colonnello Dr. Itzik Reis, spiega che la delegazione medica delle forze armate Israeliane, sta assistendo anche i soccorritori giunti sul posto da tutto il mondo, a volte incapaci di coordinare gli aiuti del caso. Il colonnello Reis puntualizza che il Team israeliano lavora in cooperazione con altre delegazioni, come ha spiegato in un intervista.
Per esempio, quando abbiamo capito che la delegazione Domenicana non era in grado di provvedere ad un trattamento completo, abbiamo inizialmente stabilizzato i pazienti , affidandoli a loro in un secondo momento.
La delegazione prevede di rimanere ad Haiti per un minimo di 2 settimane, dopo tale periodo si penserà ad un ulteriore permanenza. Ma proprio ieri è partita un' altra delegazione aggiuntiva, con equipaggiamenti e medicine. A tale delegazione si e' aggiunto un gruppo di volontari americani partiti da Los Angeles.
Buon lavoro a tutte le delegazioni, a chi ha lasciato la propria casa, il proprio lavoro, la propria famiglia, per compiere l’aiuto più difficile che la storia del volontariato ricordi!
Stefania Celenza
Nelle foto trasmesse dall’ufficio stampa dell’esercito israeliano:
In copertina, il tenente Colonnello Dr. Avi Abergel, Ginecologo presso l’ospedale da campo montato dall’esercito israeliano;
Nella prima foto qui sotto, il maggiore Dr. Yuval Levi e l’ostetrica, capitano Margarita Memdov, mentre assistono un bambino nato prematuro - di 1.8 kg - lasciato il 18 gennaio presso l’ospedale israeliano;
nella foto qui sotto a destra, Israel – così è stata chiamata la neonata dalla sua mamma anch’essa poco più di una bambina, contornate dalle volontarie israeliane