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Politica | Interni
 19/01/2010
“Progetto riformatore”
La politica italiana ha davanti a sé due strade
Pier Paolo Segneri

C’è la strada proveniente dall’istinto e dal Potere fine a se stesso, che asseconda e stimola la pancia del Paese. E c’è quella dell’intuito, dell’intelligenza, della riflessione ragionata, del dialogo e, soprattutto, della concretezza. La prima gioca tutto sui respiri cortissimi, sul mordi e fuggi, sulla fretta dei tempi televisivi, sugli slogan rapidi e insulsi, sugli scontri gridati e sulle passioni. La seconda, al contrario, si realizza nel tempo, si costruisce a fatica, si elabora insieme agli altri, si nutre di pensiero e di parola, si rafforza nell’urgenza, che è cosa diversa dalla fretta.

 

Lancio da queste colonne, perciò, l’idea di un “Progetto riformatore”: aperto, inclusivo, dinamico, in divenire e rivolto soprattutto ai trentenni. Se la memoria è viva, ognuno contribuisca con le idee per il futuro.

 

Purtroppo molti (ma per fortuna ci sono notevoli eccezioni) di coloro che hanno oltre quaranta anni di età sembrano ancora inchiodati ai vecchi schemi ideologici del Novecento, ragionano e pensano secondo vecchie strutture tipiche di un sistema politico ormai superato, sono troppo coinvolti emotivamente da rivalse e rancori personali, si portano appresso acredini, incomprensioni e nostalgie del passato.

 

Ci sono diverse spinte riformatrici, invece, che provengono da ogni parte d’Italia e che meritano il nostro ascolto e la nostra lettura. E che sia una lettura politica.

 

Ebbene, al di là delle parti in gioco, dei partiti mass-mediatici e della partitocrazia dominante; al di là delle ideologie ormai defunte e del potere fine a se stesso; al di là dell’età o della generazione di appartenenza; noi trentenni di questo 2010 abbiamo la responsabilità civica, civile e storica di rispondere alle urgenze, alle richieste e alle parole, interiori ed esterne, che ci spronano a cambiare questo assurdo sistema fatto soltanto di pregiudizi e di pregiudiziali.

 

Senza meriti, senza sbocchi, senza futuro. 

 

La domanda è: siamo disposti ad essere speranza per gli altri? Siamo pronti a metterci in gioco in prima persona?

 

Siamo disponibili a costruire un “progetto riformatore” per il nostro Paese? Lanciamo insieme un “Progetto riformatore” per i prossimi anni.

 

Riforma della legge elettorale in senso maggioritario e uninominale, riforme istituzionali per un federalismo italiano ed europeo, presidenzialismo controbilanciato da un Parlamento ricondotto a una dignità propria e al suo ruolo precipuo, riforma per una Giustizia giusta, legalità e legalizzazione.

 

Ci sono sentimenti e ragioni che ci spingono a ritrovare ciò che di più caro e di antico, quindi di più nuovo, la politica italiana abbia espresso negli ultimi quindici anni: il progetto di rinnovamento politico siglato da un patto tra generazioni diverse. Mi riferisco al progetto politico della Rosa nel Pugno, che per primo individuai come una felice intuizione e descritto nel pamphlet intitolato “La Rosa è nel Pugno”. Proposi il progetto a Marco Pannella, che lo capì, lo fece proprio e lo realizzò. Purtroppo, almeno all’epoca, senza di me, senza il mio apporto diretto e senza coinvolgermi nella costruzione. Che infatti cadde. Ma il progetto non è mai fallito.

 

Mi riferisco al progetto laico, nonviolento, liberale, socialista, radicale e libertario della Rosa nel Pugno. Ma adesso basta con questo ripetere sempre le stesse parole del Novecento: il progetto riformatore è anche riforma del linguaggio e delle parole per restituire forza alla “parola”. A cominciare dalla parola data. E se affermo che il “Progetto riformatore” coincide con il progetto della Rosa nel Pugno, non lo dico e non lo scrivo perché si tratta di una idea che il sottoscritto intuì e promosse in tempi non sospetti, prima degli altri. Ma perché bisogna unire le forze. E non disperderle. Anzi, favorire il dialogo, la reciprocità, l’elaborazione politica. Dunque, culturale.

 

Ci sono tutti i presupposti ideali e concreti per smuovere una situazione politica ormai miseramente incancrenita nelle vecchie logiche di quel Potere dominante e non democratico che pervade i partiti e le istituzioni.

 

Ci sono tempi, come oggi, in cui è soltanto la forza dell’esempio che può avviare, da subito, un serio cambiamento della politica, dell’attuale classe dirigente, dell’intero sistema partitocratico. Ma ci vuole coraggio. Servono persone oneste e leali a cui affidare “il nuovo possibile”. E non è necessario che abbiano trenta anni all’anagrafe.

 

Quando il filosofo Guido Calogero divenne direttore di Panorama rilanciò il tema della doppia tessera: quella radicale e quella degli altri partiti. A distanza di decenni, è ancora un tema centrale da dover discutere più approfonditamente e da adottare secondo l’idea di una nuova forma-partito. Infatti, la doppia tessera è una possibilità ancora in uso. Anzi, va rilanciata. E’ questa l’attualità della Rosa nel Pugno, cioè di un progetto riformatore a cui si potrebbe aderire con la doppia tessera.

 

Ci sono venti di libertà e di tolleranza, di giustizia e di uguaglianza che soffiano dentro le stanze chiuse e stantie del Palazzo. Ci sono lotte nonviolente, democratiche e riformatrici che, dopo un troppo lungo inverno, aspettano il fiorire della Rosa nel Pugno. Non possiamo più rimandare a domani. Ritorniamo ad essere quello per cui ci siamo sempre battuti, battiamoci per quello in cui abbiamo sempre creduto.

 

 

Pier Paolo Segneri



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