Lo scorso ottobre il Consiglio per i Diritti Umani dell'Onu e successivamente l'Assemblea Generale approvarono un rapporto sul conflitto tra Hamas e Israele del gennaio dello stesso anno. "Una sentenza di Cassazione" così definita da Pier Luigi Battista, moderatore del convegno "Il rapporto Goldstone: un pericoloso fraintendimento", tenutosi alla Camera dei Deputati ad un anno, appunto, da quella guerra "perché ha stabilito che Israele è colpevole, senza un vero processo e soprattutto senza possibilità di ricorrere in Appello".
L'introduzione dell'editorialista del Corriere della Sera è stata confermata da tutti i relatori presenti, l'Ambasciatrice, Rappresentate Permanente d'Italia all'Onu Laura Mirachian, il Generale Giovanni Marizza, vicecomandante del corpo d'armata multinazionale in Iraq e presidente di un gruppo di pianificazione della Nato, l'Ambasciatore Dore Gold, Presidente del Jerusalem Center for Public Affairs e già Rappresentante Permamente di Israele presso le Nazioni Unite e Fiamma Nirenstein che hanno dettagliatamente spiegato l'atmosfera, le dinamiche e i rapporti di forza che hanno condotto alla redazione e approvazione del Rapporto.
Per l'Ambasciatrice Mirachian, il problema è a monte, in una struttura, come quella delle Nazioni Unite, che nasce nel secondo dopoguerra e rispecchia ancora la situazione mondiale di venti o trent'anni fa, con schieramenti che non hanno più senso, come quello dei "Paesi non allineati". "Non allineati a cosa?" si chiede l'ambasciatrice visto che non esiste più la rivalità tra due superpotenze.
E ancora, la Conferenza dei Paesi islamici è, all'Onu, un gruppo compatto che riunisce Stati diversissimi e lontanissimi come il Marocco e la Malaysia, la Turchia, il Sudan e l'Arabia Saudita, spesso in conflitto tra loro, ma uniti dall'odio contro Israele e la volontà di perpetuare il conflitto, strumentalizzando i palestinesi. L'Europa, al contrario, non è unita e, anche se nessuno Stato membro si è espresso favorevolmente al Rapporto, alcuni hanno votato contro e altri si sono astenuti.
Per questo, il tentativo europeo di trasformare la risoluzione contro Israele in una dichiarazione meno impegnativa, è purtroppo al momento fallito. In questo contesto si capisce come si è arrivati all'approvazione del Rapporto, votato da 34 Paesi, tutti appartenenti o ai non allineati o alla Conferenza Islamica, più la Cina. Un rapporto che elenca una serie di accuse gravissime ad Israele, ma omette le pesanti responsabilità di Hamas, tanto che l'Autorità Palestinese stessa aveva ritirato la richiesta per una risoluzione dell'Assemblea generale che condannasse Israele in seguito al rapporto, poi ripresentata dietro la pressione di Hamas e di altri Stati arabi.
L'ambasciatore Gold, invece, ha confrontato il comportamento "onusiano" verso Israele con quello adottato nei confronti di dittature sanguinarie e con ciò che prevede il diritto internazionale. Il Consiglio dei Diritti Umani, per esempio, non si è mai espresso contro l'Arabia Saudita che ha distrutto interi villaggi nello Yemen per combattere i ribelli sciiti o contro il Sudan per la tragedia del Darfur. Il diritto internazionale, poi, prevede che nelle guerre moderne possano rimanere uccisi involontariamente i civili, ma l'Onu ha condannato Israele, accusandolo di averli uccisi deliberatamente e ha totalmente ignorato il loro uso da parte di Hamas come scudi umani.
Nel rapporto non vengono mai citate le migliaia di missili sparati da Gaza verso le cittadine israeliane, né il notevole aumento di attacchi dopo il ritiro da Gaza, né, tantomeno, i numerosissimi e diversi preavvisi che Israele ha usato per invitare i civili palestinesi a lasciare le zone usate dai terroristi come basi e depositi militari.
Molto interessante l'intervento del Generale Marizza che ha svelato le numerose contraddizioni all'interno del rapporto stesso o alcune delle assurde affermazioni, come quella secondo la quale non era evidente che i "militanti" di Hamas volessero travestirsi da civili quando, appunto in abiti civili, sparavano i missili verso Israele. "Possibile - si chiede il generale - che avevano tutti contemporaneamente l'esigenza di portare le divise militari in lavanderia, in pieno conflitto?"
Anche egli ha ricordato gli assordanti silenzi sui milioni di morti nello Sri Lanka, in Congo e in altri Paesi dove sono o erano in corso lunghe guerre fratricide. Interessante, anche, il rifiuto della Commissione di ascoltare, durante le indagini, fonti esperte, come il colonnello Kemp, comandante delle forze britanniche, o testimoni israeliani; la stessa Commissione dei Diritti Umani, invece, ha preso in considerazione solo fonti palestinesi o ong finanziate dall'Europa o dai Paesi arabi.
Infine la conclusione di Fiamma Nirenstein, promotrice del convegno, secondo la quale il divieto, di fatto, ad Israele di difendersi dal terrorismo, non solo paga quest'ultimo incitandolo a continuare ed intensificare le stragi, ma si rischia di negare il diritto alla difesa a noi, europei, americani e a tutte le vittime del fondamentalismo islamico (musulmani moderati in primis).
Elena Lattes
Agenzia Radicale