L’amore ci insegna che non si può costruire alcunché a danno di qualcun altro o sul dolore di un'altra persona o sulla sofferenza di altri uomini. Tutto ciò che si fa provocando dolore ad altri finisce con il frantumarsi, imputridirsi, dissolversi. Oppure, arriva al capolinea come un nodo al pettine. Fino al punto di deflagrarsi e disperdersi nell'oscurità del nulla o, peggio, nell'atrocità disumana della totale e totalitaria assenza di memoria. Quello che si realizza procurando sofferenza al nostro prossimo contribuisce a distruggere l’Uomo stesso e abbatte qualsiasi progetto o costruzione. Se si diffondono odio e sofferenza si finisce con il provocare soltanto morte e distruzione.
L’amore civile ha bisogno di memoria. Perché non c’è futuro senza memoria e, dunque, non c’è avvenire senza un rinnovato amore civile che sappia vivere e rinascere nel presente seminando negli uomini la memoria da cui scaturisce.
La forza morale germoglia così. E serve anche come esempio positivo da seguire. Ma non nel senso del termine “esemplare”, che è carico di arroganza e di orgoglio, quanto piuttosto nel senso contrario: cioè, nell’umiltà e non nella falsa modestia, nella preziosa fragilità e non nella melliflua debolezza, nella dignità della persona e non nell’orgoglio fanatico. Perché la forza morale vive lì dove la forma delle cose si oppone alle apparenze, alle tante superficialità, ai totem e alla cupidigia umana.
La Forza è la vera alternativa al Potere. Quindi, la forza dell’esempio e la legge morale che è dentro di noi, entrambe ampiamente affrontate nel pensiero filosofico di Kant, si oppongono alle violenze, agli inganni, ai soprusi, alle falsità e alle omissioni.
Ma perché toccare proprio ora questi temi? Perché il 27 gennaio è la Giornata della Memoria. E’ il giorno in cui tutti avremmo bisogno di ritrovare in noi stessi e negli altri la forza dell’esempio. Infatti, oggi, abbiamo bisogno di restituire le giuste priorità alla nostra vita e di offrire a tutti una speranza concreta, che valga come una solida e profonda ri-conoscenza, ma che volga sinceramente verso il domani.
Elio Toaff è considerato, in Italia, la massima autorità spirituale e morale ebraica dal secondo dopo guerra ad oggi. E l’Italia ha bisogno di sapere che quel suo esempio ha una forza morale da cui non si può prescindere e, quindi, merita la massima considerazione da parte dello Stato, a tal punto da dover riconoscere la necessità di una sua nomina quale senatore a vita della Repubblica.
In molti si sono già uniti all’appello indirizzato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché “conceda il laticlavio al Rabbino Emerito di Roma, prof. Elio Toaff”. E’ giunto il tempo di compiere un tale passo. Tanto più che, la prossima primavera, Toaff compirà 95 anni. Sarebbe un bel regalo!
Tantissimo ci sarebbe da aggiungere e da scrivere sulla vita e sulla personalità di Elio Toaff, ma credo si possa chiudere questa mia riflessione citando le sue stesse parole. Spero soltanto che esse giungano a chi può e sa ascoltarle: “Ho solo voluto parlare come uso fare di solito, senza salire in cattedra, cercando di arrivare con quelle espressioni che, uscendo dal cuore, entrano nel cuore”.
Pier Paolo Segneri
Nella foto in apertura il prof. Elio Toaff davanti un’opera – sulla Shoah - della pittrice Eva Fischer; nella foto qui sopra Toaff e la Fischer all’inaugurazione della mostra