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Recensioni | Mostre
 16/02/2010
Corot e la nascita del paesaggio come soggetto autonomo
"Corot e l'arte moderna", fino al 7 marzo all’antico palazzo della Gran Guardia di Verona
Sara Rassech

L'antico palazzo della Gran Guardia a Verona ospita dal 27 novembre 2009 al 7 marzo 2010 numerose opere provenienti dal prestigioso Musée du Louvre per allestire una mostra dal titolo: "Corot e l'arte moderna".  Questo immancabile appuntamento con l'arte è stato definito "l'evento culturale dell'anno" della città scaligera.

 

Grazie al sostegno del Ministero per i beni e le Attività  culturali, il Comune di Verona stipula con il museo parigino per eccellenza un accordo pluriennale che impegna quest'ultimo a collaborare all'allestimento di almeno due grandi esposizioni annue. Il primo risultato ottenuto grazie a  questa ambiziosa iniziativa è l'esposizione di importanti dipinti del pittore Jean-Baptiste Camille Corot, posti in relazione a quelli di correnti artistiche come l'impressionismo, il cubismo, i fauves e l'arte astratta, per porre in evidenza come l'arte moderna abbia subìto l'influenza del grande artista francese, considerato "l'ultimo dei classici ed il primo dei moderni".

 

Corot, formatosi presso le botteghe neoclassiche di Achille-Etna Michallon e di Jean-Victor Bertin, dopo aver avuto contatti con la romantica "Scuola di Barbizon", più comunemente conosciuta sotto la definizione di "Paesaggisti del 1830", sintetizza sapientemente la tecnica neoclassica, fedele alla rappresentazione della realtà, con la raffigurazione della natura filtrata attraverso il proprio sentimento, utilizzando, quindi, elementi cromatici non sempre attinenti al "vero".

 

Fondamentali per questo pittore saranno i suoi soggiorni in Italia, avvenuti in un primo momento dal 1825 al 1828 ed in un secondo momento dal 1834 al 1843, tra le campagne laziali e il Lago di Garda. Discostandosi dai suoi predecessori che innanzi alle testimonianze archeologiche e ai monumenti di città come Roma vedevano solo "classicismo", Corot scorse nel “paese d'o sole" l'importanza fondamentale che la luce assumerà nei suoi dipinti, tanto da rendere celebri queste sue parole: “questo sole diffonde una luce disperante per me; sento tutta l'impotenza della mia tavolozza" (Piero Adorno, L'arte italiana, vol.III, G. D'Anna, Messina-Firenze, 1990, cit. p.179).

 

Dall'androne si accede al palazzo della Gran Guardia, ove nel vestibolo si erge una scalinata monumentale. Al terzo piano è allestita la mostra, suddivisa in tre sezioni. Prima di accedere alla prima stanza si costeggiano le pareti cobalto di un corridoio sul cui fondo scorrono in successione, su di un pannello luminoso, le  varie opere ammirabili in seguito. Un pertugio sulla destra immette il visitatore nella prima sezione. È interessante notare che la mostra, basata principalmente su paesaggi naturalistici, si apra e si chiuda con delle tele il cui soggetto è la figura umana. Il primo quadro che si palesa innanzi allo spettatore è l'Autoritratto, conservato a  Firenze presso la Galleria degli Uffizi, nel quale sembra che Corot stesso fissi con aria interrogativa colui che lo osserva. Posto come primo dipinto della mostra, ha lo scopo di rammentare e mostrare ai visitatori il protagonista dell’esposizione.

 

Nella prima sezione dal titolo "Corot l'ultimo dei classici" si trovano opere di artisti classici, come Nicolas Poussin, Annibale Caracci e Claude Galèe detto Lorrain, che svolgono una funzione propedeutica per quanto concerne il paesaggio come genere. In questi artisti però le scene e le figure sono ancora di tipo pastorale, mitologico  o storico. Tra queste vi è una distinzione da evidenziare; infatti il paesaggio di tipo storico raffigura un episodio in modo tale da esser recepito come il soggetto della rappresentazione, mentre il paesaggio costituisce semplicemente lo sfondo di un episodio narrato. Nel paesaggio mitico le gesta narrate sono di ugual importanza rispetto all'atmosfera naturalistica che le circonda. Nel paesaggio pastorale, invece, la natura si affranca da una mera funzione decorativa, assumendo finalmente il ruolo primario della rappresentazione.

 

Nasce così il paesaggio come soggetto autonomo, di cui si occupa la seconda sezione della mostra dal titolo "gli ornamenti della natura". Il tema è quindi lo studio dei dettagli en plein air,  poi ricostruiti in atelier mediante la memoria filtrata dai sentimenti che il ricordo di quella visione suscita. In particolar modo, in Corot, il paesaggio è oggetto di una trasformazione lirica, in cui le figure rappresentate sono poeticamente assorte nell'incanto naturalistico circostante. Un lapalissiano esempio di quanto appena descritto è il dipinto Idillio o Festa antica o Nascondino  (Musée des Beaux-Arts de Lille, 1859), il cui titolo rende  manifesto il  lirismo in cui si trovano immersi i personaggi raffigurati, ma non solo: con il termine “Nascondino” si  indica un'attività ludica che implica una certa disinvoltura nel contesto naturalistico. Infatti, i personaggi sembrano essere a proprio agio, tanto da instaurare un dialogo intimo e poetico con la natura che quasi maternamente li avvolge.

 

L'ultima sezione, dal titolo "Corot - Il primo dei moderni", mostra come Corot abbia fatto tesoro della tradizione classica per trasformarla, introducendo così un nuovo modo di dipingere più simbolico ed emozionale, reso tale dalla pennellata più fluida e dall'accostamento di colori più intensi. Corot anticipa così gli impressionisti e le prime avanguardie del Novecento, introducendo degli elementi innovativi anche per quanto concerne la figura umana; infatti i soggetti ritratti non rientrano in alcun contesto narrativo, ma vengono raffigurati nelle singole pose appartenenti alla quotidianità.

 

Il finale accostamento dell’ opera  La donna con la perla ( Paris, Musée du Louvre, 1858-1868) con i due dipinti di Picasso Nudo a mezzo busto (Paris, Centre Pompidou, Musée National d’Art Moderne, 1923 circa) e Nudo su sfondo rosso ( Paris, Musée National de l’Orangerie, 1906), appare azzardato, infatti la donna ritratta da Corot è finemente vestita e ha una posa aggraziata, mentre le donne dipinte da Picasso son in déshabillé e assorte in gesti quotidiani, noncuranti d’esser ritratte.

 

In realtà, l’influenza di Corot su un’artista d’avanguardia come Picasso consiste nella scelta della gamma cromatica da utilizzare.

 

Infatti si può notare  che le tonalità più usate da entrambi i pittori sono le varie sfumature del color terra e l’ocra.

 

Ora, pur non avendo la competenza critica,  mi permetto di segnalare al lettore le opere che hanno colpito la mia attenzione e di descriverle secondo il mio sguardo di semplice ammiratrice.

 

Il dipinto La cascata delle Marmore a Terni (Roma, Collezione BNL Gruppo BNP Paribas), affiancato a quello del maestro Michallon Il torrente a Tivoli (Paris, Musée du Louvre), appare molto meno accademico rispetto a quest'ultimo, più estroso grazie al libero fluire morbido delle pennellate e all'uso del colore dalle tonalità meno neutre e più decise. Corot  influenzerà, in tal modo, la pittura degli artisti moderni come Monet, Sisley e Signac.

 

Si possono ammirare, oltre alle grandi opere di Corot, anche dipinti di altri artisti meno noti ai non competenti, come ad esempio Pierre-Henri de Valenciennes, la cui tela Studio di cielo al Quirinale (Paris, Musée du Louvre, 1817) ha attratto, fin da subito, la mia attenzione a causa dell'apparente squilibrio della composizione. La linea terra, infatti, viene appena accennata, mentre lo spazio cielo occupa gran parte del dipinto. In tal modo lo spettatore si sente proiettato in una dimensione eterea; al contrario se si sofferma sui tetti delle case, sente una sensazione di occlusione, che oserei definire quasi claustrofobica.

 

Un altro quadro che mi ha stupita è stato  La donna con la perla per la sua spiccata luminosità, tanto da indurmi, di primo acchito, a pensare vi fosse installata una luce artificiale dietro il dipinto; ma in un secondo momento, avvicinatami al quadro, mi sono accorta che brillava di luce propria.

 

Ne Il lago, effetto di notte (Reims, Musée des Beaux-Art de la ville de Reims) Corot, a mio avviso, anticipa la composizione del dipinto più rappresentativo dell’impressionismo: Impressione, levar del sole (Paris, Musée Marmottan) di Monet, tela che diede, nel 1874, il nome al movimento artistico aprendo ufficialmente le strade all’arte moderna.

 

Invito il lettore a recarsi personalmente a questa mostra, per poter ammirare delle opere artistiche la cui visione vanifica ogni parola.

 

 

Sara Rassech

 

Nella foto in apertura la “Strada per Sèvres”  – olio su tela, 1858;

Qui sopra “il “Ponte di Mantes” – olio su tela, 1868-1870 circa.



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