Politica
| Interni
02/07/2010
L’alternanza, l’alternativa e l’alterità
E’ ormai alquanto anacronistico continuare a parlare ancora di destra e di sinistra
Pier Paolo Segneri
In Italia, si sa, il sistema politico dell’alternanza è rimasto sterile perché la partitocrazia italiana ha sempre impedito che ad esso si accompagnasse un’alternativa concreta al “monopartitismo imperfetto” che, da decenni, falsifica e annulla il nostro sistema democratico. Non si tratta di discutere in astratto di un mero meccanismo elettorale, ma si sta parlando del fondamento democratico e liberale di un paese che è stato gradualmente distrutto dalla “democrazia reale”.
La questione è vitale e da più parti, infatti, si cerca di trovare lo spazio per costruire un’alternativa all’attuale sistema dell’alternanza e si dimentica, invece, che l’alternanza e l’alternativa possono nascere soltanto dall’alterità. C’è alterità di storie? Il potere dominante e fine a se stesso è trasversale, cioè non è di destra o di sinistra. Non sta a destra o a sinistra, ma taglia in modo trasversale le varie parti che compongono il “Palazzo” di pasoliniana memoria e che costituiscono “il Contesto” descritto da Leonardo Sciascia in un suo celebre romanzo.
Certo, nell’attuale sistema di potere partitocratico ci sono varie sfumature, bassorilievi, addentellati, differenze e fondali che mutano le apparenze, ma non le forme, nella ciclica metamorfosi della transizione infinita, in cui la politica delle idee e del contraddittorio sembra soccombere di fronte all’avanzata del nulla e dell’anti-politica. Il potere per il potere, infatti, è da sempre capace di saldarsi in un blocco unico seppure variegato in false opposizioni e contrapposizioni di facciata. L’attuale potere dominate, in altri termini, è un sistema bloccato all’interno di vecchi logiche spartitorie, non democratiche, illiberali, liberticide e contro lo Stato di diritto.
Insomma, il vecchio malcostume partitocratico e autoritario è sopravvissuto benissimo rispetto al crollo dei partiti che avevano caratterizzato la cosiddetta Prima Repubblica. La lettura che va fatta è, dunque, politica. E necessita risposte, approfondimenti, proposte. Ma l’alternativa non può esserci senza un’alterità rispetto a questo potere dominante. E il discorso impone di fare chiarezza sul punto in questione. La “democrazia reale” italiana, quindi non-democratica, attraversa e coalizza una cospicua varietà di strati sociali, di poteri politici ed economici tra loro apparentemente diversi, eppure omologhi nell’esercizio del solito potere per il potere.
Il quadro politico che abbiamo davanti agli occhi è, perciò, come già detto, una sorta di “monopartitismo imperfetto” a cui bisogna contrapporre un’alternativa riformatrice, liberale e libertaria. Non si tratta, però, come pensano in molti, di costruire un terzo polo o una terza forza ma, se il ragionamento è quello sopra descritto, è necessario dare forza all’alterità dialogando con tutte le anime riformatrici disposte ad essere alternativa al blocco unico del potere fine a se stesso.
Pier Paolo Segneri
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