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Recensioni | Palcoscenico
 18/07/2010
Fellini e Ondadurto Teatro tra fiaba e realtà
inEURoff ricorda il grande regista con una passeggiata Felliniana
Alan D. Baumann

Lo spettacolo offerto da Ondadurto Teatro nelle serate del 17 e 18 luglio in occasione della manifestazione romana “inEURoff”, lascia a dir poco a bocca aperta e non soltanto per gli effetti pirotecnici ed acquatici controllati.

 

Sulle gradinate di largo Giovanni Agnelli – davanti al Museo della Civiltà Romana – ammirati da spettatori di tutte le età che gremiscono lo spazio offerto dal XII Municipio di Roma, gli attori sono allo stesso tempo acrobati e ballerini ma anche attrezzisti che di continuo cambiano la scenografia, spostando delle macchine sceniche di grandi dimensioni.

 

L’omaggio a Fellini si ispira alle sue pellicole, in un’ambientazione dai toni sottili e delicati e dalle tinte  anche in bianco e nero. Si viene immersi in un lungo piacevole sogno ricco di fantasia, di ironia e di emozioni variopinte.

 

Si ripercorrono e rivivono alcune delle opere del grande regista romagnolo, nelle rappresentazioni di questo affiatato gruppo composto da 9 attori e un regista che per salvaguardare la loro unità si definiscono “solo” Ondadurto Teatro.

 

Con loro la Piccola Banda Ikona  - che riunisce prestigiosi musicisti della world music italiana - interpreta “mediterraneamente” le celebri melodie dei film di Fellini.

 

Lo spettacolo inizia con un’intervista a Fellini, girata attraverso i punti più conosciuti dell’EUR, nella quale spiega il suo interesse per questo quartiere, specialmente per il valore metafisico dal quale e nel quale tutto può nascere e tutto può svanire, come a Cinecittà.

 

Ondadurto Teatro ha trasmesso al pubblico le stesse emozioni dei film, creando gioia, divertimento, malinconia, stupore e mai indifferenza; esattamente come al circo e come nella vita di tutti giorni, quando volenti o nolenti ci arrabattiamo come maestri circensi ognuno per la propria strada.

 

 

Alan D. Baumann

 

 

Felliniana. La storia (www.ondadurtoteatro.it)

 

Una voce attraverso un megafono darà il via alle riprese del nuovo film. Fellini ed il suo strampalato assistente Spartaco, cercano di dirigere le varie persone... nessuno è pronto, tutto è in ritardo, nulla è a posto. Siamo sul set della Dolce vita.


Finalmente il ciak: siamo in diretta dall'aeroporto di Roma dove arriva Sylvia (Anita Ekberg) con il suo bel vestito nero e coda svolazzante che scende dalla scaletta dell'aereo. Sotto, ad attenderla, una sequela di reporter e fotografi pronti ad intervistarla, a chiederle di mettersi in posa, a chiamarla... e flash da ogni parte... Fino a che, esausta, Sylvia scivola a terra ed interrompe le riprese. Cosa succede? È la nostra splendida diva non può andare avanti: i flash la disturbano!

Un divano su ruote con l'addetto Spartaco trasporta Sylvia su un altro set... è quello di una trasmissione radiovisiva che vuole intervistare la nostra diva. Un improbabile presentatore sulle note di Yma Sumac e vallette in paillettes danno vita alle coreografie televisive di un tempo. Ma anche qui tutto è un disastro. Sylvia viene calpestata dalle ballerine, la guerra è aperta. Fellini è costretto ad interrompere le riprese e a consolare Anita Ekberg... "Lei è perfetta, sono gli altri che sbagliano"... ma via andiamo sul set della famosa scena di Fontana di Trevi.


Una vecchia Fiat 500 bianca con cappottina apribile da dove Sylvia sbuca e lancia fiori, petali e baci a tutto il pubblico. Davanti alla 500 due inservienti in livrea che srotolano un tappeto rosso lungo 50 metri circa. Il tutto verso la Fontana. Una struttura in layer lunga 5,40 metri alta 4 metri e larga 2 con vari piani praticabili e stoffe bianche che scendono dall'alto, leggere, oniriche. Sylvia scende dalla vecchia Fiat 500 e corre verso la struttura chiamando "Marcello, Marcello..." nel suo splendido accento straniero. Fontana di Trevi trasformata da tritoni, ninfe, putti, muniti di secchi, innaffiatori e quant'altro pieno d'acqua. Una Vasca stile impero posta al centro. Sylvia vi entra dentro e lentamente iniziano a scenderle valanghe d'acqua addosso. Tutti cercano di sommergere Anita Ekberg, nessuno la sopporta più, circa 1.000 litri d'acqua le vengono scaraventati addosso tra urla e "Marcello come here", fino a che lei terrorizzata, disfatta, zuppa da testa a piedi, fugge via. Sbuca una lettiga con sopra un sultano nano (questo grazie ad un costume particolare) con il suo seguito di odalische coperte dal burka. È ora il momento di Amarcord e di una ambientazione dal gusto esotico. Le odalische entrano all'interno della grande struttura facendo cenno di salire al sultano nano che saltando qua e là prova a prenderle... ma da nano non ci riesce...loro scoraggiate lo lasciano solo.


Oltre alle impalcature altra costante dei film Felliniani è il vento... il suono del vento ed appare la figura di Gradisca, seducente, provocante, ma con un retrogusto malinconico. Lentamente la struttura gira su se stessa, viene lanciata una rete che la copre in tutta la sua altezza, si accendo fumogeni rossi ed appaiono le prostitute Felliniane aggressive e seducenti. Si da vita al sogno di una donna rapace che incute timore. Ma arrivano gli uomini che seducono le donne e le abbandonano dopo averle usate: il tutto in un momento di teatro-danza che si sviluppa sui vari piani della struttura a diverse altezze. Gelsomina con il suo viso bianco, il suo cappotto lungo, il suo aspetto clownesco, triste e poetico allo stesso tempo, con un clarinetto suonerà la musica dal film La strada, dando un colore malinconico a questo addio avvolgente Una figura angelica in bianco da vita ad una immagine sognante e impalpabile sulla purezza; una donna eterea, tra palloni bianchi e argento che volano in cielo; donne vestite di bianco e uomini in frac in un dolce Valzer senza tempo, sospeso, rallentato... vento in sottofondo... Ma il tutto si rompe con suoni metallici e movimenti decomposti. Tutto accelera, la scena cambia, i diversi elementi scenografici si vanno ad assemblare tra loro: una enorme prua si va a creare sulla scena ed il tutto si trasforma in un'enorme nave de E la nave va.

Dalla prima all'ultima struttura una serie di fili di luce andranno a compattare l'immagine che non si muove...suono della nave, si accendono i fili di luce e i vari personaggi Felliniani salgono al suo interno... Arriva un mare in tempesta fatto di teloni di plastica neri che si muoverà ai piedi della nave dando l'illusione del suo spostamento. Dal centro della nave partirà una serie di fuochi pirotecnici verso il cielo e dal bordo della prua una cascata di scintille verso il suolo...


I fuochi terminano; su uno degli angoli della nave appare di nuovo Gelsomina avvolta in un occhio di bue che suona il suo clarinetto... le luci della nave lentamente si spengono... il clarinetto sfuma... Vento... FINE.

 

La particolarità dello spettacolo è data dal costante mutamento del rapporto con il pubblico: da momenti a stretto contatto, dove l'attore è immerso a 360 gradi tra gli spettatori, a momenti dove la scena ha un luogo definito per il suo svolgimento. Una chiarezza di immagine che rendono lo spettacolo fruibile agli occhi sia di un attento intenditore che a quelli di un qualsivoglia spettatore estraneo alla poetica felliniana. Il non utilizzo del testo e l'avvalersi di scenografie ed immagini dal forte impatto visivo rendono lo spettacolo fruibile ad un target eterogeneo.

 

 



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