Lettera aperta al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

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Lettera aperta al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

di David Meghnagi

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Caro Presidente, In occasione delle celebrazioni per il cinquantenario dell'arrivo degli Ebrei di Libia in Italia, ha tenuto un importante discorso nella Sinagoga della Comunità ebraica di Roma. 

 

Soffermandosi sulle sofferenze di una comunità   in poco più di due decenni ha subito ben tre pogrom per opera del nazionalismo arabo e islamista, Lei ha positivamente sottolineato il modo in cui positivo con cui si è realizzata l'integrazione della comunità ebraica di origine libica nel tessuto sociale e culturale italiano. Non solo, nel riaffermare la vicinanza delle autorità italiane a quel carico di sofferenze, largamente ignorato e rimosso,   ha meritevolmente riconosciuto  l'obbligo morale derivante per l'Italia dalle persecuzioni contro la comunità ebraica di Libia tra il 1938 e il 1943 e le deportazioni delle comunità ebraiche della Cirenaica .  Una deportazione avvenuta molto prima di quelle avvenute dall'Italia dopo l'occupazione nazista seguita all'8 settembre del 1943, e che in Libia comportò la morte di un quarto delle comunità ebraiche della Cirenaica.  

 

Il riconoscimento è un atto moralmente dovuto, che ha importanti  implicazioni.  

 

Nel ringraziarLa per questo esplicito riconoscimento, porto alla Sua attenzione un fatto spiacevole, che ha una valenza simbolica non indifferente.  Soprattutto in relazione a quanto da Lei positivamente affermato e riconosciuto nel corso del Suo intervento alla Sinagoga di Roma.  

 

Diversi ebrei di origine libica naturalizzati italiani,  o riconosciuti tali "optimo iure sanguine" che risiedono all'estero,  incontrano delle difficoltà nel vedersi rinnovato il passaporto dai rispettivi consolati,  per via dell'impossibilità di poter produrre il loro certificato di nascita. 

 

In mancanza del certificato di nascita, un cittadino italiano residente all'estero, non può nemmeno iscriversi all'Aire.    

 

Per evitare il rischio di perdere la cittadinanza, occorrerebbe trasferire la propria residenza in Italia e una volta qui, rivolgersi al Tribunale per ottenere una dichiarazione giurata. 

 

Il trasferimento della residenza non è però una cosa che si possa compiere facilmente.  

 

Una via di uscita in realtà ci sarebbe. A rilasciare la certificazione sostitutiva, potrebbero i Consolati.  

 

Qualora questa strada fosse percorribile sul piano giuridico, renderebbe possibile il superamento di una difficoltà che per non voluta, suonerebbe ingiusta. 

 

RingraziandoLa per la cortese attenzione, colgo l'occasione per porgere i miei cordiali saluti. 


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