Musica, un valore irrinunciabile

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Musica, un valore irrinunciabile

di David Meghnagi

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Il concorso di composizione musicale ispirato alla tradizione ebraica si propone di valorizzare un patrimonio musicale e liturgico millenario, facendolo conoscere. Un nigun riuscito era nelle comunità chassidiche un momento altamente gioioso e importante, che rendeva meno freddi i luoghi e guidi inverni. Cantato in sinagoga e nella case, prima di studiare e di pregare, era un elemento indispensabile per la vita comunitaria.

 

A Tripoli, dove sono nato, un chazan, che con il suo Keter, fosse in grado di riaprire il dialogo fra il Cielo e la Terra, era considerato un bene irrinunciabile.

 

Se una comunità non è in grado di mantenere un rabbino e un chazan, secondo alcuni importanti pensatori sarebbe meglio optare per quest’ultimo. Non a caso la parola ta’am (plurale ta’amim), che indica la nota per il canto, rimanda al gusto di un cibo per l’anima che ricorda quello della manna. Fatto di fiducia e di apertura verso il mondo interno ed esterno.

 

Secondo il racconto biblico, la manna c’era tutti i giorni. Il canto liturgico dello Shabbath non dovrebbe essere da meno. Tornare a occuparsi di musica liturgica, spingendo i giovani a studiarla e a comporre loro stessi dei nuovi testi, innestando nei più antichi temi musicali e canori, le nuove forme di sensibilità musicale, potrebbe essere uno dei modi per restituire gioia al percorso di formazione e di costruzione identitaria, coniugando l’amore per il pilpul e per la discussione con quello per la musica e per il canto.


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