Comporre la Vita

Cultura | Terza Pagina
Comporre la Vita
Intervista al Maestro Luca Lombardi

di Alan D. Baumann

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Abbiamo incontrato Luca Lombardi, compositore tra i più rinomati,  caratterizzato da un continuo processo di ricerca e rinnovamento ed animato da un proficuo confronto con le tematiche sociali e filosofiche del suo tempo.

 

A cosa o a chi si deve la scelta della cultura germanica?

 

Ai miei genitori. Ero un bambino di nove anni. La scuola tedesca di Roma si era appena trasferita a Monteverde Vecchio, dove noi allora abitavamo. Fu la scelta comune di due famiglie amiche: la Lombardi e quella di Ursula Hirschmann e Altiero Spinelli. Loro vi inviarono le loro tre figlie, mentre i miei genitori, Franco Lombardi e Iole Tagliacozzo, vi iscrissero mia sorella Giovanna, i miei fratelli Marco e Andrea e me. Fu abbastanza traumatico ritrovarmi in una scuola dove allora si parlava solo tedesco. Era il 1955 e molti insegnanti avevano verosimilmente insegnato già durante il periodo nazista. L’insegnante delle elementari - si chiamava Günter Newerla ed era una brava persona -  era anche insegnante di musica: fu il mio primo maestro di pianoforte.

 

La musica divenne quindi una sorta di rifugio, antagonista alla durezza dell’insegnamento tedesco?

 

Forse fu proprio così: anche in casa andavo a rifugiarmi dietro una tenda, dove avevo scoperto un pianoforte verticale. Il giorno del mio decimo compleanno, il 24 dicembre 1955, inventai la mia prima composizione, un valzer in do minore. Newerla, nonostante le sue rigidità "tedesche", mi sostenne nel mio interesse per la musica, incoraggiandomi per esempio a suonare le mie composizioni davanti ai compagni di classe. Nel 1960 un altro insegnante, Robert Kindelbacher,  mi “commissionò" la musica di scena per un dramma di Gottfried Keller “Kleider machen Leute” (letteralmente “Gli abiti fanno le persone”), che venne eseguita dall’orchestra della scuola, da me diretta, alla festa estiva della scuola tedesca. Eseguii poi, nel 1963, il mio “Divertimento per pianoforte" op. 1 a un'altra festa della scuola all'Accademia tedesca di Villa Massimo.

 

E’ sempre rimasto “ancorato” alla "musica seria" o ha avuto delle defaillance verso altri tipi di composizioni?

 

Devo dire che da giovane ero concentrato solo sulla musica classica. Da adulto le cose sono cambiate: mio figlio – nato nel 1972 – era un grande ammiratore dei Beatles che attraverso di lui scoprii e apprezzai anche io. Poi, una ventina d'anni dopo,  Elio (delle Storie Tese ) mi chiese una canzone che composi su un suo testo ("Criceto"). Nel corso del tempo ne ho scritte altre, sempre su testo di Elio e sempre sugli animali, che fanno parte oggi del ciclo "Minima Animalia" che Elio porta in giro nei suoi programmi "classici" insieme al pianista Roberto Prosseda

 

Poi è stato Lei a chiamare Elio.

 

Sì, per la mia opera da camera "Il re nudo", composta su commissione del  Teatro dell’Opera di Roma, dove andò in scena nel 2009. L'opera è basata su una commedia dello scrittore russo Evgenij Schwarz (basata a sua volta su tre famose favole di Andersen).  

 

La scoperta dell’Ebraismo ed il percorso verso Israele?

 

Come per altre cose della mia vita, anche il mio avvicinamento all'ebraismo è avvenuto attraverso la musica. Negli Anni Ottanta ho scritto una composizione ("Ai piedi del faro",  dalla frase del filosofo Ernst Bloch: "Ai piedi del faro non c'è luce"), che per varie ragioni è la mia prima composizione "ebraica". La prima di una ormai lunga serie.

 

E’ appena stato eseguito il brano “Dal diario di Nino Contini: 20.6.1940” presso il più importante museo sulla Shoah, lo Yad Vashem di Gerusalemme …

 

È stato Saul Contini, nipote di Nino (1906-1944) - ebreo e sionista di Ferrara - a chiedermi di musicare un frammento dal diario del nonno. Cosa che ho fatto con grande piacere.

 

Progetti imminenti?

 

Il grande progetto di questi anni è un’opera (la mia quinta), tratta dal libro di David Grossman “A un cerbiatto somiglia il mio amore”, un libro importante. Dalle circa 700 pagine del libro ho tratto io stesso le circa 25 pagine del libretto, approvato e apprezzato da Grossman, che compongo in ebraico.

 

Cosa sta per essere presentato a Torino fra pochi giorni?

 

Il  “Duo Alterno”, composto da una cantante e un pianista, che ha eseguito in giro per il mondo i miei “Ophelia-Fragmente” (una composizione del 1983 su testo di Heiner Müller), mi aveva chiesto da tempo un pezzo nuovo. Gli ho dato due frammenti da “Ofer”, l'opera di cui parlavo.

 

Come può essere definita la Sua musica?

 

È una musica non facilmente etichettabile. Penso - e spero -  che sia una musica "articolata", nel senso che ha tanti aspetti diversi. Del resto, dal momento che compongo da più di sessant'anni, è logico che sono passato attraverso varie fasi. Cioè, è logico fino a un certo punto: ci sono compositori - e artisti in genere - che si ripetono per tutta la vita. Non è il mio caso. Per me comporre ha senso solo nella misura in cui cerco, con ogni composizione, di scoprire qualcosa di nuovo - su di me e sul mondo che mi circonda. 

 

La Sua musica è il “raccontare la vita”

 

Mi piacerebbe che fosse così! E comunque, la mia musica, anche quando ricorre a una dimensione fantastica o favolistica, ha sempre a che fare con la realtà. Così è nella mia opera "Faust. Un travestimento" (su testo di Edoardo Sanguineti, da Goethe), o in "Prospero" (da "The Tempest" di Shakespeare) o ne "Il re nudo", del quale già parlavamo. E ovviamente anche in "Dmitri", un'opera sul rapporto tra Dmitri Šostakovič e Stalin.

 

Quando ascolta della musica, cosa predilige?

 

Attualmente non ascolto molta musica. Sento però molto la radio (in particolare Rai Radio Tre) e ascolto quello che di volta in volta viene trasmesso. Sono contento quando, magari in una composizione che ho ascoltato infinite volte, scopro qualche nuovo aspetto.

 

La Sua compagna di vita è Miriam Meghnagi, musicista, cantante e studiosa della tradizione musicale ebraica e mediterranea. Vi ostacolate?

 

Miriam è un incontro fortunato della mia vita. Ci siamo conosciuti all'inizio del 1994 e siamo sposati dal 2003. Facciamo cose molto diverse, orgogliosi e rispettosi della nostra diversità. Naturalmente ci scambiamo opinioni su tutto, compresi i nostri rispettivi ambiti di lavoro. Abbiamo una base di consenso e solidarietà molto solida, ancora di più da quando siamo entrambi anche cittadini israeliani.


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