Per Francesco, che illumina la notte

Recensioni | Letteratura
Per Francesco, che illumina la notte

di Michela Scomazzon Galdi

Gallery (Cliccare sulle foto per ingrandire)



Nell’imminenza della presentazione romana di “Per Francesco, che illumina la notte” di Elsa Flacco, che si terrà il 24 gennaio alle ore 18,00 presso la Libreria “le Storie” (via Giulio Rocco 37/39), abbiamo intervistato la scrittrice, autrice di saggi sulla letteratura e la storia d’Abruzzo e di un testo teatrale sui briganti della Maiella. Il brillante esordio narrativo con “Per Francesco, che illumina la notte” le è valso laSegnalazione d’Onore al XXXV Premio Firenze per la narrativa edita.

 

“Per Francesco, che illumina la notte” è un titolo molto bello ed evocativo. Chi l’ha scelto? Da dove deriva?

 

In effetti devo dire che è un titolo azzeccato, dal momento che piace molto. In realtà è stata una scelta travagliata, frutto di lunghe discussioni con l’editrice Giada Trebeschi. Il titolo originario da me scelto era Nel desiderio dell’anima, nome che lo stesso protagonista del romanzo, Tommaso da Celano, ha dato alla terza e ultima Vita di Francesco da lui scritta, a sua volta riprendendo l’espressione dal profeta Isaia (26,8). Titolo biblico, dunque, scelto da Tommaso per esprimere la nostalgia per Francesco da parte dei suoi compagni a vent’anni dalla morte. L’editrice lo ha trovato troppo vago, inadatto a guidare il lettore sull’argomento del libro.

Dopo lunghe discussioni, proposte e controproposte, siamo addivenute al compromesso: Per Francesco, che illumina la notte è una parafrasi del verso del Cantico delle creature di Francesco d’Assisi, il verso sul fuoco: “Laudato sii, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale enallumini la nocte”. Nel titolo del romanzo è Francesco che illumina la notte degli uomini dispersi. Titolo evocativo che piace ed è più esplicito circa il contenuto del romanzo. Anche se forse continuo a preferire il più impalpabile Nel desiderio dell’anima.

 

Tommaso da Celano non è un personaggio storico molto conosciuto. Come mai ne ha fatto il protagonista del suo romanzo?

 

Il motivo principale, anche se può sembrare banale, è la sua origine abruzzese. Vede, questo è il mio primo romanzo. Ho scoperto tardi la scrittura creativa, dopo decenni di produzione saggistica di carattere storico e letterario, tutta di argomento abruzzese. Anche l’unico precedente di letteratura “d’invenzione”, il testo teatrale Un palmo e mezzo sotto la terra, ispirato a una storia vera sui briganti della Maiella, pubblicato e rappresentato nel 2016, è a tema abruzzese. Di Tommaso da Celano mi ha sempre colpito proprio il fatto che, pur essendo il primo biografo di San Francesco e l’unico ad averlo conosciuto personalmente e ad avergli dedicato tre Vite nell’arco di vent’anni, e pur essendo, secondo una traduzione non documentata, l’autore del celebre Diesirae, che ha ispirato tra gli altri Mozart e Verdi, fosse sostanzialmente sconosciuto, almeno al grande pubblico. E unendo alla curiosità per Tommaso la mia passione per il Medioevo come epoca storica, mi è frullata per il capo l’idea di scrivere un romanzo che avesse proprio lui come protagonista-testimone della grande storia.

Quando poi ho letto dell’avventurosa scoperta, resa nota nel 2015, della Vita intermedia di Tommaso da parte dello storico francese Jacques Dalarun, che andava ad affiancarsi alle due biografie fino ad allora conosciute, ho rotto gli indugi e mi sono immersa nelle ricerche e nella scrittura del romanzo.

 

Il suo romanzo è basato su fatti e documenti storici, che lei ha mixato con alcuni episodi frutto di invenzione. Quanto è stata impegnativa la ricerca delle fonti e quanto è stato lungo il lavoro preparatorio per il libro?

 

Ecco, questa è una domanda che m’imbarazza un po’. Mi piacerebbe poter rispondere che c’è stata una lunga gestazione e un altrettanto lungo lavoro preparatorio, ma devo dire che ho fatto tutto in pochi mesi. Una volta avuta l’idea, mi ci sono gettata a capofitto, approfittando dell’aiuto di Internet per reperire materiale, acquistare tomi e tomi sulla questione francescana che ho divorato mentre già contemporaneamente iniziavo a scrivere il romanzo. Leggevo libri, atti di convegni, contributi su riviste in ogni momento libero della giornata, e la sera scrivevo, tre ore minimo ogni sera, dalle 21 a mezzanotte e oltre. Da settembre a gennaio. Un grosso aiuto me l’ha data l’eccezionale nevicata del gennaio 2017, che ha cumulato alle vacanze natalizie due settimane di chiusura della scuola (insegno lettere in un liceo), per cui ho trascorso un intero mese invernale lavorando e scrivendo per giornate intere. E a fine gennaio il romanzo era grosso modo concluso, nella sua forma quasi definitiva.

 

San Francesco, pur non essendo il protagonista principale, nel suo romanzo non sembra affatto rimanere sullo sfondo. Ho letto che lei non è credente: l’ha attratta qualcosa nella vita del Santo?

 

Credo che Francesco d’Assisi sia una figura cara a quasi tutti, credenti e non credenti. Una statura umana straordinaria, un carisma unico, un’energia e una sensibilità che nel romanzo definisco a un certo punto sovrumane. Impossibile non esserne conquistati. Ho cercato di accostarmi alla sua persona con umiltà e rispetto, ma soprattutto con onestà, dandone un ritratto umano, come umano era lui per tutti, seppure di un’umanità eccezionale, prima della canonizzazione.

Devo poi precisare che, pur non essendo credente, scrivendo mi sono immedesimata nella prospettiva di Tommaso, dotto chierico del XIII, con la sua mentalità religiosa modellata sulle credenze dell’epoca e la visione del mondo che non poteva prescindere dalla concezione provvidenziale dettata dal cristianesimo. Che io non sia credente conta poco: se avessi scritto un romanzo sugli Indiani d’America, con protagonista uno sciamano, avrei adottato le sue categorie mentali. Lo trovo naturale, tutto qui.

Anche quando ho dovuto affrontare questioni spinose come quella delle stimmate, cercando di entrare nella mente di Tommaso così come l’ho immaginata e ricostruita, non mi sono trovata in difficoltà. Sta al lettore giudicare quanto sia riuscita a infondere credibilità e verosimiglianza alla mia ricostruzione.

 

Ritiene che gli insegnamenti di amore e pace di San Francesco possano ancora parlare al cuore della nostra società, sempre più sola e materialista?

 

Penso che Francesco sia stato a suo modo un rivoluzionario per il suo tempo, anche se poi la sua rivoluzione è in parte fallita, bloccata dal tentativo riuscito della Chiesa di inquadrare il suo movimento, potenzialmente destabilizzante, nelle sue rassicuranti gerarchie. È anche vero che lo stesso Francesco si è sempre dichiarato sottomesso alla Chiesa e fin dall’inizio ha cercato l’approvazione del papa, prima orale, poi scrivendo e riscrivendo una Regola sempre più attenuata, nonostante la personale delusione, pur di ottenere la sospirata Bolla di approvazione. Ho immaginato Francesco deluso nell’ultima fase della sua vita, debole e amareggiato per la piega che la sua fraternitas, ormai mutata in Ordine, stava prendendo. Ma si è sempre adeguato, ha sopportato il parziale tradimento, o almeno l’annacquamento dei suoi principi originari di povertà, pur di non rompere con la Chiesa. Mi è apparso uno sconfitto, alla fine.

Eppure il suo messaggio non è morto con lui. Parlo della contestazione contro il mondo borghese che stava nascendo, che lui, figlio di mercante, ha sovvertito con il suo esempio, seguito da tanti. Erano giovani che rifiutavano il nuovo modello economico comunale, basato sulla ricerca del guadagno e il conseguimento della ricchezza, e puntavano a una vita fondata sull’umiltà e la povertà assoluta, vissuta a contatto con la natura e ispirata ai valori evangelici che la Chiesa sembrava aver dimenticato. Questo atteggiamento ha molto in comune con le contestazioni giovanili di ogni tempo, dalla Scapigliatura ai Sessantottini; mi si perdonino i paragoni irriverenti, ma lo spirito originario è lo stesso, anche se le modalità e gli esiti della protesta risentono del contesto storico e delle mutate condizioni di vita.

E dunque ecco la risposta alla sua domanda: il messaggio di Francesco parla agli uomini e alle donne di oggi perché evidentemente stiamo vivendo una crisi analoga a quella del tempo di Francesco, mutatismutandis: chi non si riconosce nel dio mercato che tutto decide, in questo capitalismo finanziario pervasivo che decide le sorti dei paesi e delle persone, non può che essere attratto dal messaggio francescano di autenticità, semplicità e amore per tutti i viventi. Anche se forse non lo sa, e non si chiede nemmeno il perché del fascino che la figura di Francesco ancora sprigiona.

 

Nel romanzo, Santa Chiara e Jacopa de’ Settesoli, sono due donne che pur esercitando l’umiltà, sono molto importanti sia per il loro lavoro indefesso a beneficio degli umili, che per la loro forza morale.Ritiene che al giorno d’oggi la Chiesa dovrebbe lasciare spazio anche alle donne?

 

Sinceramente non mi sento di avere titolo per intervenire nelle questioni interne della Chiesa. Certo, sarebbe auspicabile un aggiornamento della Chiesa in questo ambito, ma suppongo che le dinamiche siano complesse e non si possano affrontare in modo semplicistico. Sono loro affari interni: da laica, non intendo pronunciarmi su questioni che non mi competono.

 

Nel suo romanzo sono presenti molte delle passioni che agitano il cuore degli esseri umani: gelosia, superbia, arroganza, amore, morte. Le è stato facile immedesimarsi nella delicata ed al tempo stesso travolgente passione proibita di Tommaso per Jacopa?

 

Come per tutte le passioni e i sentimenti che lei ha ricordato, anche per l’amore mi sono calata nei personaggi cercando di immaginare le loro emozioni e i comportamenti che avrebbero avuto in quelle determinate situazioni. I dialoghi e le scene non li preparavo in anticipo, li vivevo con loro nel momento stesso in cui li scrivevo. Una sorta di possessione, un’esperienza indescrivibile che non avrei mai pensato potesse accadermi. Se non posso affermare che sia stato facile, posso però dire che mi è venuto naturale, e mi auguro che questo abbia dato alle pagine il respiro della verità. Le scene degli incontri tra Tommaso e Jacopa, così come quelli tra Tommaso ed Elia o l’ultimo incontro con Giacomo sono venuti fuori così, in diretta in un certo senso.

 

Lei è un’insegnante di lettere nei licei. Si tratta di un lavoro molto impegnativo: dove e come trova il tempo per scrivere saggi ed ora anche un romanzo?

 

Molta forza di volontà, dettata dalla passione. Ho voglia di fare ricerca, di scrivere, passo da un argomento all’altro, da un genere all’altro, lavoro fino a tardi la sera, di pomeriggio quando posso, non guardo la tv e non ho svaghi se non l’attività fisica necessaria per il benessere personale. Fare ricerca, leggere, scrivere sono passioni, non doveri, per questo il tempo riesco a trovarlo. E ho la fortuna di riuscire a lavorare in qualsiasi situazione, col chiasso e le chiacchiere intorno. Pensi che tutto il romanzo l’ho scritto al tavolo della cucina, dopo cena, sera dopo sera, qualche volta con mia figlia che guardava la tv a volume indiscreto. Se non avessi la capacità di estraniarmi dal mondo esterno quando leggo o scrivo, non riuscirei a combinare niente.

 

Mi racconta un aneddoto divertente avvenuto durante la scrittura del suo libro?

 

Mi viene in mente quella sera di gennaio, con quasi un metro di neve fuori, senza luce elettrica, al freddo e al gelo senza riscaldamento, al solito tavolo della cucina con le figlie che leggevano a lume di candela e io che arrivavo agli sgoccioli della carica del pc scrivendo a più non posso prima che si esaurisse… Il giorno dopo ci siamo trasferiti a casa dei miei a Chieti, con pc al seguito, finché non si è normalizzata la situazione. E ho scritto per dieci ore al giorno anche lì, per una settimana. Dovevo concludere la storia.

 

Come hanno accolto i suoi studenti la notizia che la loro professoressa ha scritto un romanzo?

 

A essere sincera non si sono mostrati particolarmente interessati o coinvolti, a parte qualche lodevole eccezione. C’è da dire che ho un certo ritegno, una sorta di pudore nel parlare ai miei alunni della mia attività di scrittrice. Non so spiegarlo, mi sembrerebbe di approfittare del mio ruolo. Aspetto che siano loro a chiedermi, se nutrono qualche curiosità. Invece mi ha fatto piacere l’interesse delle colleghe, qualcuna ha suggerito il romanzo come lettura alla propria classe.

 

Ha intenzione di presentare “Per Francesco, che illumina la notte” nelle scuole?

 

Lo sto già facendo: sono stata a parlare del romanzo nel liceo classico di Ortona e nel liceo scientifico e istituto tecnico di Casoli, in provincia di Chieti. E a febbraio sarò nel liceo classico di Lanciano, mentre si profilano altri inviti all’orizzonte, sempre da parte di colleghi che hanno letto e apprezzato Per Francesco, che illumina la notte. E questo mi gratifica molto: scrivendo sono stata attenta al linguaggio, che fosse preciso, efficace ma sempre fruibile da tutti, pensando soprattutto ai giovani, ai ragazzi, che è sempre più difficile coinvolgere nella lettura.

 

Per Francesco che illumina la notte è il suo primo romanzo. Cosa consiglierebbe ad uno scrittore esordiente per trovare un editore?

 

Per chi voglia scrivere è la parte più difficile, spesso frustrante: è un periodo di crisi anche per gli editori ed è un’impresa farsi dare retta, se non si è introdotti da un agente. Ci vuole tanta tenacia, tanta pazienza, tempo, tentativi e anche fortuna: come quella capitata a me quando ho incontrato, quasi casualmente, Giada Trebeschi, scrittrice che aveva appena fondato una casa editrice, che ha letto e subito apprezzato il mio romanzo.

L’alternativa è l’autopubblicazione o l’editore a pagamento, ma è un discorso che questa volta non ho voluto prendere in considerazione. Perché in questo romanzo credo molto.

 

Infine una domanda provocatoria. Perché tra la variegata, anche se ridondante, offerta di libri nelle librerie, un lettore dovrebbe acquistare proprio il suo romanzo?

 

Rispondo a tono alla provocazione: perché è ben scritto, documentato, piacevole, intrigante, sorprendente. E pure economico e maneggevole. Serve altro?


Torna indietro