La Dia di Bologna sequestra patrimonio a noto imprenditore ravannate

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La Dia di Bologna sequestra patrimonio a noto imprenditore ravannate
Il "Re del vino" nei guai della giustizia

di Francesco Saverio Di Lorenzo

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La DIA di Bologna, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Ravenna dott. Alessandro Mancini e dal Sostituto dott.ssa Lucrezia Ciriello, in esecuzione di un provvedimento emesso dal GIP di Ravenna, dott. Andrea GALANTI, ha sequestrato il patrimonio dell’imprenditore vitivinicolo ravennate MELANDRI Vincenzo Secondo, stimato in oltre 50 milioni di euro.

Il MELANDRI, noto come “il re del vino”, venne coinvolto, nel 2012, nell’operazione “BACCUS” della DDA di Bari, a seguito della quale la Corte d’Appello emise nei suoi confronti una condanna a 4 anni di reclusione per reati associativi finalizzati alla truffa aggravata ed ai reati fiscali.

Nel dicembre del 2017 è stato invece arrestato dalla DIA di Bologna nell’ambito dell’operazione “MALAVIGNA”, poiché ritenuto referente di un gruppo criminale specializzato nel riciclaggio di ingenti capitali di provenienza illecita e nelle frodi fiscali, perpetrate mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Tra i soggetti coinvolti in questa indagine, oltre al MELANDRI (che risulta tuttora detenuto), figurano anche i cerignolani TERLIZZI Gerardo, fratello del più noto Giuseppe, reggente dell’ex-clan Piarrulli-Ferraro, e i fratelli Pietro e Giuseppe ERRICO, anch’essi pregiudicati vicini al citato clan (operante nella provincia di Foggia), nonché BASSI Roberta, compagna e socia in affari del MELANDRI, D’APOLITO Rosa di Monte Sant’Angelo (FG) e DIPALO Ruggiero di Cerignola (FG), stabilmente al servizio dell’associazione e delle sue esigenze operative.

Nell’ambito della suddetta operazione erano stati anche eseguiti provvedimenti di sequestro su beni e liquidità per un valore complessivo stimato in oltre 20 milioni di euro.

Le recenti indagini patrimoniali svolte dalla DIA, sulla copiosa documentazione societaria e bancaria rinvenuta nel corso di tale attività, hanno permesso di ricostruire, nella sua interezza, l’ingente patrimonio del MELANDRI e della compagna BASSI Roberta, risultato nettamente sproporzionato rispetto alla sua capacità reddituale.


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