Il Portogallo ricorda gli ebrei vittime dell’Inquisizione

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Il Portogallo ricorda gli ebrei vittime dell’Inquisizione

di Elena Lattes

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Sarà fra il 23 e il 31 marzo il giorno che ricorderà le vittime dell’Inquisizione stabilito dal Parlamento di Lisbona poco più di un mese fa. Proprio in quelle date, infatti, nel 1821, finì ufficialmente una delle pagine più vergognose del Paese. Fondata nel tredicesimo secolo da Papa Gregorio IX, l’Inquisizione venne importata in Spagna nel 1478 dai cattolicissimi re, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, i quali la applicarono in tutti i territori da loro governati (Italia meridionale compresa). Nel 1492, gli stessi obbligarono ebrei e musulmani a lasciare il Paese o a convertirsi. In migliaia, allora, si rifugiarono nel vicino Portogallo, ma anche da qui, 4 anni dopo, furono costretti a fuggire. Nel piccolo Stato sull’Atlantico il tribunale, che aveva già commesso crimini atroci e che nei 300 anni successivi mieté migliaia e migliaia di persone innocenti in gran parte del mondo occidentale, entrò in funzione nel 1531. Tuttavia era già stata eliminata la libertà religiosa e il clima di intolleranza era estremamente pesante. Esempio ne fu il famigerato pogrom di Lisbona del 1506, a causa del quale, durante il periodo della Pasqua cristiana, quasi duemila ebrei vennero torturati e bruciati vivi dalle folle inferocite.

 

Negli ultimi decenni i portoghesi hanno progressivamente riconosciuto le responsabilità dei loro antenati, e hanno adottato una serie di provvedimenti, come sorta di riparazione: nel 2004 si tenne una cerimonia per i 100 anni della sinagoga di Lisbona e nel 2013 ne venne aperta un’altra. Nel 2008 fu inaugurato – sempre nella capitale – un monumento commemorativo, una stella di David nera incastonata nella pietra nella quale sono incise le seguenti parole “Alla memoria delle migliaia di ebrei che furono vittime dell’intolleranza e del fanatismo religioso, uccisi durante il massacro che iniziò il 19 aprile 1506, in questa piazza“. Alla base è inciso un versetto tratto dal Libro di Giobbe (cap 16 v 18): “O terra, non coprire il mio sangue e non abbia sosta il mio grido!” Alla cerimonia avevano partecipato il patriarca cattolico, José Policarpo, il Rabbino capo della comunità locale, Eliezer Shai di Martino e rappresentanti di altre comunità etniche e religiose.

 

Nel 2013, poi, il governo varò una legge, approvata definitivamente nel 2015, che offriva la cittadinanza e la possibilità di ristabilirsi nel proprio territorio a tutti i discendenti degli ebrei portoghesi rifugiatisi altrove.

 

In questi anni è stata fondata anche un’associazione, Reconectar, che aiuta chi lo desidera a ritrovare le sue radici ebraico-portoghesi. Il suo presidente, Ashley Perry Perez, naturalmente, ha espresso la sua totale approvazione per la recente decisione:

 

“È un passo estremamente importante da parte del Parlamento portoghese perché è la chiara dimostrazione che le Autorità sono ben intenzionate a rivedere criticamente il proprio passato e a dimostrare al mondo ebraico il loro rincrescimento per il regime di terrore perpetrato contro i nostri antenati. Per noi, questo, insieme alla legge sulla cittadinanza promossa dal Presidente Marcelo Rebelo de Sousa , e al coinvolgimento generale delle comunità ebraiche di tutto il mondo, sono mosse positive per assicurare rapporti rafforzati tra il popolo portoghese e quello ebraico basati sulla nostra storia, cultura comune e ascendenza.

 

L’Inquisizione è stato uno dei regimi più malvagi che ha influenzato negativamente il nostro popolo come forse nessun altro in precedenza, perché è stato durante questo periodo che la gente ha subito un distacco, il cui stravolgimento, in qualche modo, è percepibile solo ora nel 21° secolo.

 

Lo Stato di Israele e il mondo ebraico dovrebbero seguire l’esempio portoghese e istituire una giornata di commemorazione per le vittime dell’Inquisizione”, ha proseguito Perry. “Si sa molto poco di questo periodo oscuro della nostra storia ed è di vitale importanza approfondirne la conoscenza e la comprensione, in modo che possiamo relazionarci meglio con i discendenti delle vittime e accogliere calorosamente coloro che cercano di ricollegarsi al nostro popolo, alla nostra patria e alle nostre tradizioni “.

 


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