Book blogger, book tuber, bookstagrammer…

Cultura | Terza Pagina
Book blogger, book tuber, bookstagrammer…
Giulia Ciarapica ed il suo diario di bordo

di Michela Scomazzon Galdi

Gallery (Cliccare sulle foto per ingrandire)



 

E’ tempo di fare chiarezza. Giulia Ciarapica, talentuosa book blogger (oltre al suo blog Chez Giulia, collabora con Il Messaggero e con Il Foglio),promotrice culturale (suo il progetto nelle scuole “Surfing on books”), con il suo libro “Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché” (Franco Cesati Editore), ci accompagna in un percorso attraverso i diversi modi di raccontare di libri sul web (blog, social, You Tube), condivendo un prezioso metodo di lavoro per fare critica letteraria 2.0.

 

“Book blogger”, sorta di prezioso “diario di bordo”, sarà presentato dalla scrittrice e speaker radiofonica Marilena Votta il prossimo 7 marzo alle 18.30 presso L’Altracittà (via Pavia, 106), attiva libreria indipendente romana.

 

In attesa della presentazione e dell’uscita ad aprile per Rizzoli del suo romanzo d’esordio -  una saga familiare - abbiamo fatto una chiacchierata con Giulia Ciarapica.

 

Hai scritto  che i libri “sono strumenti, e cibo, perché nutrono le persone, le aiutano a ragionare, a oltrepassare i limiti”: con quali libri nasce la Giulia lettrice e quali libri ti nutrono oggi?

 

Sì,  sono profondamente convinta di questa affermazione. I libri che mi hanno nutrita nei primi anni sono stati sicuramente la raccolta di poesie di Rainer Maria Rilke, tutti i romanzi di Moravia e quello che resta il mio libro del cuore, "L'isola di Arturo" di Elsa Morante. Ho scoperto in tarda età quello che invece è ad oggi il mio libro preferito, "Stoner" di John Williams. Tra gli scrittori di cui mi "alimento" oggi ci sono sicuramente Elena Ferrante, William Somerset Maugham, Sandor Marai, Magda Szabó e Dostoevskij, ma solo per citare i maggiori da cui traggo ispirazione.

 

Quali limiti hai oltrepassato nella tua vita grazie ai libri?

 

Moltissimi. Il primo, in assoluto, è quello dei pregiudizi in senso lato. Il più grande dono che ho ricevuto dai libri è stato quello di aver imparato a ragionare a mente aperta, libera da preconcetti. E poi ho oltrepassato, in qualche modo, il limite temporale e spaziale della mia stessa vita: grazie ai libri si ha l'opportunità di vivere molte vive, ed è vero. Ecco, una volta che hai imparato ad annusare le vite degli altri, hai automaticamente imparato anche ad andare oltre la tua stessa prospettiva di vita singola.

 

Il percorso da lettrice a book blogger è avvenuto  per caso oppure è stato cercato e voluto? 

 

È avvenuto per caso. Non avevo idea di chi fosse un book blogger quando ho iniziato e, a dirla tutta, l'idea del blog mi è stata suggerita da una terza persona, io non ci pensavo proprio. Non ero pratica, avevo un solo social - Facebook - quando ho iniziato e non pensavo di dedicare, come accade ora, gran parte del mio tempo al mondo digitale.

 

 

Perché ti è venuta l’idea di scrivere un manuale, un “diario di bordo”, sulla critica letteraria 2.0?

 

Perché ho capito che ce n'era effettivamente bisogno. Credevo fosse giusto, sano, fare un po' di chiarezza rispetto al mare magnum dei lit blog che proliferano giorno dopo giorno come funghi. Ma ci tengo a precisare che la mia non vuole essere e non è assolutamente una guida con delle regole precise e incontrovertibili, anzi. Questo è un mestiere in divenire ed io ho solo raccontato la mia esperienza e le mie modalità di lavoro e apprendimento di un testo. Questo libro è un'idea di partenza, piuttosto, per un confronto libero e schietto, aperto a tutti.

 

Come è stato accolto il libro dai tuoi colleghi book blogger?

 

In linea di massima molto bene, devo dire che c'è stato tanto fermento prima che uscisse e tanto  entusiasmo poi. Ovviamente  non sono mancate delle critiche ma sono state comunque tutte costruttive.

 

Secondo te la professione di book blogger è destinata a durare nel tempo?

 

Non lo so. Di sicuro fra qualche anno i blog saranno divorati dai social. Basta fare caso a Instagram. Molti book blogger - me compresa - spesso decidono di lasciare una mini recensione del libro sotto la foto che postano in gallery, oppure scelgono di parlare di un libro attraverso una diretta o le stories. È comunque una valida alternativa al blog, non posso metterlo in dubbio. Staremo a vedere. In ogni caso il book blogger come figura generica, come colui che parla e scrive di libri in Rete, è destinata a rimanere, certo.

 

La tua passione per i libri e la lettura ti ha portata ad ideare il progetto “Surfing on books”: ci racconti meglio di cosa si tratta e cosa fai nelle scuole?

 

Il progetto nasce due anni fa. Molte scuole medie e superiori di varie città d'Italia mi ospitano per un incontro singolo o per una serie di laboratori con i ragazzi per far sì che racconti non solo la mia esperienza di book blogger, ma che loro apprendano anche le basi fondamentali per la buona riuscita di una recensione da postare sul blog. Durante questi incontri, insomma, cerchiamo di capire come si legge un libro, come si recensisce, come si apre un blog e come si utilizzano i social per promuovere il proprio lavoro. È un progetto che mi sta dando grandi soddisfazioni.

 

Ad aprile uscirà il tuo primo romanzo – una saga familiare – per Rizzoli: cosa consiglieresti ad un giovane scrittore per trovare una casa editrice disposta a pubblicare un esordiente ?

 

Beh, di sicuro consiglierei, prima ancora di rivolgersi singolarmente alle case editrici, di avvalersi se possibile di un buon agente. Sarebbe utile partecipare alle fiere, parlare direttamente con l'editore in occasioni importanti come il Salone del Libro di Torino ma anche, più banalmente, fare dei tentativi contattando l'editore via mail. E poi, da non dimenticare, farsi notare sui social non per la presenza assidua, ma per i buoni contenuti che si pubblicano. Molte case editrici oggi fanno scouting anche sui social newtork.

 

Donna, giovane, carina, di talento: quanto sei oggetto di invidie nell’ambiente giornalistico e in quello degli scrittori?

 

Oddio, che domanda insidiosa! Posso risponderti dicendoti solo una cosa, che è non solo per me una regola di vita, ma che, caratterialmente parlando, rispecchia il mio modo d'essere: non mi curo mai del chiacchiericcio, non mi guardo mai intorno se non per quel che mi interessa. Lascio che gli altri parlino, io continuo a darmi da fare, a studiare, ad allenarmi. Non ho mai ottenuto nulla se non con grande sacrificio e molto studio.

 

Dici di te che “ dai fastidio”: quanto e come dai fastidio Giulia?

 

Do fastidio perché dico sempre quello che penso in tempo reale e lo faccio senza peli sulla lingua. In molti casi ho potuto constatare che è un difetto, ma sai che ti dico? Oriana Fallaci diceva che nessun giornalista, se non è scomodo, è un buon giornalista. Io, al di là del giornalismo, preferisco essere scomoda che essere ipocrita. Nella vita come nel lavoro. E se do fastidio... Pazienza. Non è un mio problema.


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