Analisi della paura

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Analisi della paura

di Joel Terracina

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La nostra civiltà è caratterizzata da paure: individuali e collettive, costituite sia da minacce realiquanto da creazioni dell’immaginario collettivo.

 

Per Zygmunt Bauman (Polonia 1925 - Regno Unito 2017), ogni epoca è stata contraddistinta da forme particolari di paure, l’uomo ha provato in ogni modo a proteggersi da esse in alcuni casi esorcizzandola, in altri, fornendo una interpretazione razionale oppure irrazionale di questo sentimento che caratterizza la collettività umana da millenni.

 

Esistono vari tipi di paure: fisiche, sociali, psicologiche, economiche e tante altre ancora.

 

Nel medioevo dominava la peste questa malattia fu la fedele compagna della morte e di ogni timore ad essa correlata; non devono pertanto sorprenderci le immagini  di scheletri e di uomini che vengono inghiottiti dai diavoli che si trovano in alcune chiese di quell’epoca.

 

Le religioni hanno provato a fornire una spiegazione della paura della morte, facendo leva ad esempio sul concetto di ricompensa, di un aldilà in un prossimo futuro.

 

La storia dell’umanità è caratterizzata da grandi paure: la morte, l’ignoto, la povertà, la mancanza di libertà, non deve pertanto meravigliarci il celebre discorso pronunciato nel 1941 da Franklin Delano Roosvelt in occasione dello scoppio del secondo conflitto mondiale. Il presidente americano aveva proclamato le 4 libertà essenziali: parola, religione, bisogno e libertà dalla paura.

 

Dopo il secondo conflitto mondiale che ha prodotto morte, devastazione, carestia, il mondo sembrava essersi  liberato da ansie e timori; successivamente l’umanità ha dovuto affrontare diverse sfide: la mancanza di energia, la droga, l’Aids, la delinquenza e l’immigrazione.

 

Le ansie ed i timori sembrano dunque essersi materializzati nuovamente e vengono così proiettati nella mente umana attraverso l’utilizzo dei social media e della tv che effettuano un bombardamento giornaliero con l’obiettivo d’ influenzare l’opinione pubblica.

 

L’uomo colto da impreparazione e sorpresa da questi nuovi fenomeni  ha deciso così di barattare una parte della propria sicurezza cedendo alcuni dei suoi diritti fondamentali.

 

Le masse sono disorientate e cadono così facilmente in preda dei grandi demagoghi che sembrano esercitare su di loro un effetto magnetico.

 

Freud ha giustamente fatto notare che:” L’uomo civile ha barattato una parte della sua felicità per un po’ di sicurezza”.

 

Nel corso della storia umana vi sono stati numerosi tentavi  nell’interpretare il sentimento primitivo degli uomini, basti pensare al filosofo Thomas Hobbes ( spettatore della condanna a morte del re Carlo I d’Inghilterra).

 

Il filosofo inglese si sofferma su questo fenomeno, affermando che dalla paura tipica dello stato di natura, nasce la richiesta di sicurezza per questo motivo, gli uomini decidono di sottomettersi alla società politica stipulando il patto di dominio.

 

Lo stato moderno nasce dalla paura delle persone e dalla loro richiesta di sicurezza che viene garantita da un potere centrale pronto a esercitare giustizia ogni qual volta un cittadino subisce un sopruso. Lo stato moderno si fa così garante di un certo ordine, l’autorità centrale può fare utilizzo della paura per incutere nei cittadini il timore del rispetto delle regole. La promessa di una pena certa ha come obiettivo quello di intimorire gli individui dal porre in essere azioni contra legem.

 

La paura gioca un ruolo rilevante anche all’interno dei sistemi politici attuali, accanto a questa emozione si manifesta la domanda di protezione e di certezza, queste ultime due caratteristiche guidano l’azione di ogni esecutivo cui è affidato il compito di garantire la vita civile.

 

L’inquietudine è sempre stata una costante dominante all’interno delle società, in molti casi ha prodotto un rafforzamento della propria identità di gruppo, in altri è stata utilizzata come mezzo per governare soprattutto nei casi in cui il consenso viene a mancare.

 

Nei sistemi totalitari, i governi esercitano il proprio potere attraverso l’utilizzo della paura, ogni dissenso viene eliminato e la minaccia dell’utilizzo della forza spinge eventuali avversari a non reagire. Il controllo del potere centrale sulle masse serve a garantire ordine e a determinare l’aggregazione di un gruppo, infine il gruppo diviene tale, nel momento in cui viene identificato un nemico che può essere tanto all’interno quanto all’esterno, non è un caso che molte volte si è tentata la via dell’avventura estera anche per distogliere l’attenzione della gente dai problemi reali.

 

La paura non opera solamente all’interno dei sistemi politici ma anche al di fuori di essi, durante il periodo della guerra fredda, la paura dell’utilizzo di un attacco nucleare ora da parte di una superpotenza ora da un’altra ha finito per garantire una certa stabilità all’interno del sistema bipolare.

 

Con la fine della guerra fredda, si pensava si fosse inaugurato un periodo di pace, di stabilità, invece la globalizzazione, lo scoppio delle guerre asimmetriche, interregionali e tribali, sembrano aver riportato alla ribalta questo sentimento che si accompagna sempre di più alla precarietà della vita e dell’esistenza umana.


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