Il ritorno degli Ebrei Sefarditi in Spagna

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Il ritorno degli Ebrei Sefarditi in Spagna

di Joel Terracina

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Il 24 Giugno del 2015 il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy  scrive una legge che viene emanata dal re Filippo VI concernente la concessione della cittadinanza spagnola ai discendenti degli ebrei sefarditi.

 

Il testo ha lo scopo di riparare ad una ingiustizia commessa dai sovrani Isabella e Ferdinando d’Aragona che decisero di espellere dal regno di Spagna i loro sudditi di fede mosaica a partire dal 1492.   

 

L’unificazione della Spagna al pari delle altre nazioni europee si realizza con il riconoscimento di una sola religione mentre le altre minoranze si vedono spogliate dei loro diritti ed obbligate a scegliere tra la conversione o la cacciata. Giova ricordare che successivamente all’espulsione degli Ebrei dalla penisola Iberica segue quella dei Mori.

 

Dopo l’emanazione dell’editto dell’Alhambra ( 31 Marzo 1492) gli ebrei spagnoli  sono  approdati in diversi lidi: Nord Africa, sud Italia, Roma, Balcani, Grecia ed infine in Turchia dove vennero accolti dal Sultano.

 

I sefarditi hanno mantenuto per millenni il loro amore per il paese d’origine, questo attaccamento assieme al sentimento di nostalgia si ritrova nel linguaggio spagnolo meglio conosciuto come espanuelito, ladino, Haketia (questo ultimo parlato in Marocco).

 

Le autorità del paese iberico sono a conoscenza che gli ebrei sefarditi hanno sempre mantenuto una loro memoria storica assieme alla trasmissione della  cultura, dei loro usi e costumi e delle abitudini alimentari che sono stati tramandati per millenni di generazione in generazione.

 

Il percorso di emanazione di questa legge (12/2015) è il frutto di una serie di passi di avvicinamento e di volontà di riconciliazione da parte della Spagna, iniziato nel 1987 con la visita del re Juan Carlos alla sinagoga sefardita Tifereth Israel di Los Angeles. Nel 1992 il re di Spagna si reca in Israele e sempre a partire da quel periodo vengono aperte le rispettive ambasciate nei reciproci paesi.  

 

La Spagna cerca in questo modo di normalizzare le relazioni con lo stato ebraico ed attraverso la promulgazione di questa legge si propone l’obiettivo di sanare una frattura avvenuta cinquecento anni fa.

 

Il tentativo di normalizzare i rapporti con la minoranza ebraica presente nel regno iberico risale ai tempi di Isabella II, la Spagna al pari degli altri paesi europei è scossa dalla novità del liberalismo progressista.  La regina abolisce l’inquisizione e riconosce ai sudditi di fede mosaica la possibilità di costruire sinagoghe e propri cimiteri, lo stesso accadrà nella città di Siviglia qualche anno più tardi.

 

Nei primi anni del novecento sotto la volontà del senatore Angel Pulido, la Spagna inizia ad avvicinarsi di più verso la causa sefardita, sono gli anni in cui si assiste alla nascita dell’istituto spagnolo ebraico e della casa universale dei sefarditi.

 

Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale e l’inizio delle persecuzioni ebraiche perpetrati dai Nazisti nei territori da essi occupati migliaia di comunità ebraiche vengono massacrate dalla furia tedesca, basti pensare all’annientamento della comunità ebraica di Salonicco dove perirono più di 50.000 persone. Salonicco è una città particolare proprio perché ha da sempre mantenuto una profondo attaccamento alla cultura e tradizione d’origine, basti pensare ai lavoratori portuali israeliti che non lavorando il sabato fermavano ogni tipo di attività portuale. 

 

Giova altresì ricordare che il regio decreto del 20 Dicembre del 1924 riuscì fornire protezione diplomatica e consolare alla minoranza ebraica di origine spagnola che si trovava nei territori conquistati dai tedeschi sia in Grecia che negli altri paesi.

 

La legge 12/2015 è composta da un preambolo e da una parte strettamente tecnica dove vengono fissati una serie di requisiti imprescindibili ed uno di questi è il legame perpetuato durante i 500 anni dopo l’espulsione.

 

In effetti, il rapporto tra gli ebrei sefarditi e la Spagna si riflette nei vari campi culturali, nella letteratura basti pensare al periodo medievale e rinascimentale all’opera  “ La Celestina” l’autore è un certo Fernando de Rojas, così come è possibile anche menzionare la prosa mistica di Santa Teresa d’Avila e San Juan de la Cruz le cui opere risentono fortemente dell’influenza delle preghiere ebraiche.

 

Nel poema del Don Quijote de la Mancha di Miguel de Cervantes si parla della preparazione della Tfina, celebre pietanza tuttora preparata con grande maestria dagli ebrei del Nord Africa per lo Shabbath.

 

Nelle preghiere ebraiche del periodo penitenziale che vanno dal Rosh Hashanà allo Yom Kippur viene recitato il “Vidduy” la confessione dei peccati, questo celebre componimento veniva intonato dagli ebrei sefarditi che erano mandati al rogo per ordine dell’inquisizione.

 

Se avete visto i quadri di Goya, i condannati venivano condotti al rogo ed avevano un cappello giallo in testa. Tutto questo sta a significare quanto la storia, la cultura e la letteratura spagnola risentono fortemente dell’influenza ebraica.

 

Recatevi a Toledo e visitate le due sinagoghe di Santa Maria la Blanca e del Transito, visitate anche i musei della Spagna ebraica dove potete vedere le chiavi delle case lasciate dagli ebrei durante l’espulsione.

 

Non solo la Spagna, anche il Portogallo ha emanato una legge simile volta a riparare gli errori commessi nel passato.


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