La Dia confisca beni per oltre 20 milioni di euro

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La Dia confisca beni per oltre 20 milioni di euro
Imprenditore palermitano contiguo s cosa nostra

di Francesco Saverio Di Lorenzo

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      La DIA di Palermo ha eseguito una confisca di aziende, beni immobili e conti correnti, già sottoposti a sequestro tra il 2013 ed il 2014, su proposta del Direttore della DIA, nei confronti di Salvatore Vetrano, 48enne, imprenditore palermitano.

Il decreto è stato emesso dal Tribunale di Palermo - Sezione I Penale e Misure di Prevenzione al termine di un procedimento, sostenuto in dibattimento dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Procura della Repubblica di Palermo.

La carriera criminale di Salvatore Vetrano ha in inizio a luglio del 1999 quando, con suo padre Giacomo, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare perché, al fine di procurare profitto anche ai componenti della famiglia mafiosa palermitana di “Corso Calatafimi”, riceveva ed occultava, in una cella frigorifera di un’azienda riconducibile a lui e al genitore, il carico di pesce proveniente da una rapina in danno di un autotrasportatore.

Nel febbraio 2002, è stato invece tratto in arresto, in esecuzione di provvedimento restrittivo, perché ritenuto responsabile di aver rapinato un carico di pesce congelato, in concorso con altri soggetti organici a cosa nostra. Salvatore e Giacomo Vetrano in un’ordinanza di custodia cautelare in carcere del febbraio 2005 che peraltro ha raggiunto noti esponenti di cosa nostra (Benedetto Graviano e Cesare Lupo) sono stati citati quali soggetti vicini all’organizzazione mafiosa.

Nel giugno 2012, nonostante fosse stato sottoposto ad “avviso orale” da parte del Questore di Palermo (avendo riportato, fra l’altro, condanne definitive per ricettazione e rapina), è stato arrestato per tentato omicidio nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Toia.

La DIA di Palermo, attraverso gli accertamenti finalizzati all’emissione dell’odierno provvedimento, ha dimostrato come il Vetrano avesse acquisito un consistente patrimonio immobiliare e costituito numerose aziende (operanti nel settore del commercio di prodotti alimentari), anche beneficiando di finanziamenti comunitari erogati dal Fondo Europeo per la pesca in Sicilia, nonché sottraendo a tassazione ingenti ricavi imponibili, frutto della propria attività commerciale.

Inoltre, a seguito degli accertamenti disposti dal Direttore della DIA, ha provato la contiguità di VETRANO ad elementi di spicco di cosa nostra - Gianfranco PUCCIO e Giuseppe Salvatore RIINA, figlio di Salvatore - e documentato come la sua scalata imprenditoriale fosse inserita all’interno di una commistione di interessi tra attività di impresa ed attività mafiosa traendo, in un settore strategico del circuito dell’economia legale, sostegno, consenso ed ampia visibilità.

Parallelamente sono stati sentiti i collaboratori di giustizia Manuel Pasta, Andrea Bonaccorso, Salvatore Giordano e Sebastiano Arnone, i quali hanno confermato come le attività imprenditoriali di Vetrano fossero state realizzate grazie all’appoggio ed al sostegno di cosa nostra, motivo per il quale al medesimo era stato richiesto di versare una quota in denaro a favore dell’associazione mafiosa, ovvero di provvedere all’eventuale assunzione di personale. Il collaboratore di giustizia Vito GALATOLO ha riferito, inoltre, che nell’attività imprenditoriale di VETRANO era stato investito denaro appartenente ad esponenti di cosa nostra.

L’odierno decreto, emesso dal Tribunale di Palermo, si fonda anche sugli accertamenti patrimoniali compiuti per il periodo 1988-2012 riguardanti il suo bilancio familiare, il tenore di vita e i flussi finanziari a lui riconducibili, che hanno evidenziato una significativa situazione di sperequazione, tale da indurre a ritenere che il suo nucleo familiare abbia tratto, nel tempo, il sostentamento da proventi illeciti.

La DIA ha quindi proceduto alla confisca dell’intero capitale sociale e del compendio aziendale di 5società di capitali, tra cui la “Veragel srl” di Carini (Pa), attive nel settore della commercializzazione di prodotti ittici e in quello immobiliare;di 13immobili, tra cuiappartamenti, magazzini e terreni ubicati aPalermo, Carini, Trabia (Pa), Marsala (Tp)e Sciacca (Ag);di corrispettivi delle vendite di1 immobile, di 2 imbarcazioni da diporto, di 2 motori fuoribordo da 250CV e di 1 autovettura;di libretti nominativi ordinari, conti correnti bancari, depositi a risparmio, investimenti assicurativi e rapporti finanziari.

Il valore complessivo dei beni interessati è stimato in oltre 20 milioni di euro.

Il Tribunale di Palermo ha, altresì, applicato nei riguardi di Salvatore Vetrano la Misura di Prevenzione della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza per la durata di due anni e sei mesi, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.

La DIAdi Palermo ha eseguito una confisca di aziende, beni immobili e conti correnti, già sottoposti a sequestro tra il 2013 ed il 2014, su proposta del Direttore della DIA, nei confronti di Salvatore Vetrano, 48enne, imprenditore palermitano.

Il decreto è stato emesso dal Tribunale di Palermo - Sezione I Penale e Misure di Prevenzione al termine di un procedimento, sostenuto in dibattimento dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Procura della Repubblica di Palermo.

La carriera criminale di Salvatore Vetrano ha in inizio a luglio del 1999 quando, con suo padre Giacomo, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare perché, al fine di procurare profitto anche ai componenti della famiglia mafiosa palermitana di “Corso Calatafimi”, riceveva ed occultava, in una cella frigorifera di un’azienda riconducibile a lui e al genitore, il carico di pesce proveniente da una rapina in danno di un autotrasportatore.

Nel febbraio 2002, è stato invece tratto in arresto, in esecuzione di provvedimento restrittivo, perché ritenuto responsabile di aver rapinato un carico di pesce congelato, in concorso con altri soggetti organici a cosa nostra. Salvatore e Giacomo Vetrano in un’ordinanza di custodia cautelare in carcere del febbraio 2005 che peraltro ha raggiunto noti esponenti di cosa nostra (Benedetto Graviano e Cesare Lupo) sono stati citati quali soggetti vicini all’organizzazione mafiosa.

Nel giugno 2012, nonostante fosse stato sottoposto ad “avviso orale” da parte del Questore di Palermo (avendo riportato, fra l’altro, condanne definitive per ricettazione e rapina), è stato arrestato per tentato omicidio nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Toia.

La DIA di Palermo, attraverso gli accertamenti finalizzati all’emissione dell’odierno provvedimento, ha dimostrato come il Vetrano avesse acquisito un consistente patrimonio immobiliare e costituito numerose aziende (operanti nel settore del commercio di prodotti alimentari), anche beneficiando di finanziamenti comunitari erogati dal Fondo Europeo per la pesca in Sicilia, nonché sottraendo a tassazione ingenti ricavi imponibili, frutto della propria attività commerciale.

Inoltre, a seguito degli accertamenti disposti dal Direttore della DIA, ha provato la contiguità di VETRANO ad elementi di spicco di cosa nostra - Gianfranco PUCCIO e Giuseppe Salvatore RIINA, figlio di Salvatore - e documentato come la sua scalata imprenditoriale fosse inserita all’interno di una commistione di interessi tra attività di impresa ed attività mafiosa traendo, in un settore strategico del circuito dell’economia legale, sostegno, consenso ed ampia visibilità.

Parallelamente sono stati sentiti i collaboratori di giustizia Manuel Pasta, Andrea Bonaccorso, Salvatore Giordano e Sebastiano Arnone, i quali hanno confermato come le attività imprenditoriali di Vetrano fossero state realizzate grazie all’appoggio ed al sostegno di cosa nostra, motivo per il quale al medesimo era stato richiesto di versare una quota in denaro a favore dell’associazione mafiosa, ovvero di provvedere all’eventuale assunzione di personale. Il collaboratore di giustizia Vito GALATOLO ha riferito, inoltre, che nell’attività imprenditoriale di VETRANO era stato investito denaro appartenente ad esponenti di cosa nostra.

L’odierno decreto, emesso dal Tribunale di Palermo, si fonda anche sugli accertamenti patrimoniali compiuti per il periodo 1988-2012 riguardanti il suo bilancio familiare, il tenore di vita e i flussi finanziari a lui riconducibili, che hanno evidenziato una significativa situazione di sperequazione, tale da indurre a ritenere che il suo nucleo familiare abbia tratto, nel tempo, il sostentamento da proventi illeciti.

La DIA ha quindi proceduto alla confisca dell’intero capitale sociale e del compendio aziendale di 5società di capitali, tra cui la “Veragel srl” di Carini (Pa), attive nel settore della commercializzazione di prodotti ittici e in quello immobiliare;di 13immobili, tra cuiappartamenti, magazzini e terreni ubicati aPalermo, Carini, Trabia (Pa), Marsala (Tp)e Sciacca (Ag);di corrispettivi delle vendite di1 immobile, di 2 imbarcazioni da diporto, di 2 motori fuoribordo da 250CV e di 1 autovettura;di libretti nominativi ordinari, conti correnti bancari, depositi a risparmio, investimenti assicurativi e rapporti finanziari.

Il valore complessivo dei beni interessati è stimato in oltre 20 milioni di euro.

Il Tribunale di Palermo ha, altresì, applicato nei riguardi di Salvatore Vetrano la Misura di Prevenzione della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza per la durata di due anni e sei mesi, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.


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