La storia siamo noi

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La storia siamo noi
Ottanta anni dal patto di non belligeranza tra Germania e URSS

di Massimo Mariani

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In occasione della risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019,si è richiamata l’attenzione sul significato solo strategico del Patto Molotov-Ribbentrop, nonchésulle differenze tra Comunismo e Nazismo. Da uno stralcio della Risoluzione:

 

"la Seconda guerra mondiale è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti"; inoltre, "i regimi nazisti e comunisti hanno commesso omicidi di massa, genocidi e deportazioni, causando, nel corso del XX secolo, perdite di vite umane e di libertà di una portata inaudita nella storia dell'umanità, e si rammenta l'orrendo crimine dell'Olocausto perpetrato dal regime nazista"; ancora, "si condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l'umanità e le massicce violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista, da quello comunista e da altri regimi totalitari"; si esprime "inquietudine per l'uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica e a fini commerciali" ricordando che "alcuni paesi europei hanno vietato l'uso di simboli sia nazisti che comunisti".

 

La risoluzione ha scatenato reazioni sui social tra chi festeggia ("finalmente") e chi lo considera errore - come Tomaso Montanari, che attaccando Giuliano Pisapia, parla di "squallore" perché ci si dimentica del ruolo dell'Urss nella sconfitta del nazismo. Ancora la risoluzione scatena reazioni anche tra parlamentari e tra eurodeputati. «Comunismo e nazismo sono stati posti sullo stesso piano. Una falsificazione ignobile quella della risoluzione votata dal Parlamento europeo. Come è ignobile che a votarla siano stati tanti sedicenti democratici nostrani», insorgono Francesco Laforgia e Luca Pastorino, rispettivamente senatore e deputato di Liberi e Uguali. «Queste distorsioni - aggiungono - sono una pericolosa rilettura che finisce per sdoganare ideologie neo-fasciste».All'attacco anche il deputato Nicola Fratoianni: «Ignoranza o malafede? Delle due l'una. La risoluzione votata dal Parlamento europeo […]che equipara nazismo, fascismo e comunismo e che attribuisce al patto Ribbentrop-Molotov l'inizio della seconda guerra mondiale, non può avere alcuna altra radice». Ovvero, indipendentemente da quell’escamotage a cui si ricorre nelle situazioni politicamente stringenti, ma piuttosto il sostrato metafisico che li accomuna con le annesse caratteristiche uguali ed opposte. Lo stesso presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ricordando i carri armati a Praga, difende lo spirito dell'iniziativa: «Noi non vogliamo che tornino Paesi in cui le libertà fondamentali siano compromesse - ha spiegato - ricordiamoci che quarant'anni fa, a Praga, che è casa nostra, arrivavano i carri armati». E ancora: «Ci sono stati nella storia del Novecento dei fenomeni che non hanno consentito a tante persone di godere delle libertà. Nei Paesi europei, in particolare. Ecco il riferimento a quella risoluzione».

Si considera ingiustificata la Risoluzione sulla base del fatto che gli ideali di uguaglianza proclamati dal Comunismo esprimono da sempre l’esigenza di libertà dei popoli, a parte nefaste figure come Stalin, Mao, Pol Pot, ecc. La ricetta marxiana, al di là dell’alternativa allo sclerotico liberismo (c’è comunque da considerare che la stessa Cina, per evitare il fallimento, si è compromessa col mondo dell’opulenza), in fondo ha diviso l’uomo; sta di fatto che, pur avendo dato voce alle esigenze di giustizia covate da sempre nei cuori degli oppressi, un’alternativa autentica è offerta dalla Rerum Novarum in risposta agli eccessi rivoluzionari delle classi proletarie con la difesa dei diritti dei lavoratori senza tuttavia dividere la società in classi. Il Cristianesimo, a parte i compromessi (Crociate, Inquisizione, scismi, violenze per la diffusione della fede, collusioni con i poteri, ecc.), nei suoi principi fondamentali vede l’uomo persona, senza appartenenze, giustificando – almeno teoricamente – la propria cattolicità! Piuttosto, inaccettabile dal Parlamento europeo, l’assurda negazione della tradizione cristiana nella formazione culturale del nostro Continente!

C’è da chiedersi, il fallimento del Comunismo dipende solo da un’implosione economico-politica o c’è qualcos’altro nei suoi fondamenti ideologici? Innanzi tutto, la pretesa di soffocare le esigenze interiori dell’uomo nell’immanente, senza riconoscerne le esigenze di infinito, di eternità sono alla base della forza dittatoriale di qualsiasi regime. Il fatto che il Comunismo si fondi su una teoretica ateistica – a differenza dell’indifferenza del Socialismo e del Fascismo alla religione – esprime l’idea di “dittatura” nel suo significato più profondo: la pretesa di sopprimere l’esigenza di infinito e la tensione alla religiosità. Ciò è gravissimo! Così il Nazi-Fascismo, nella sua povertà di pensiero, fu da sempre teso al compromesso (diarchia con casa Savoia, col Vaticano, i compromessi del Nazismo con la Chiesa di Germania, ecc.) nel tentativo di costruire una sorta di “statolatria” sulla falsa riga della religione. Entrambi convergono sul medesimo punto.

 

*

A questo, in qualche modo, fa eco il dissenso degli spiriti sensibili. Con la nascita del “dissenso”, le analisi della storia passata che collegavano gli intellettuali e le loro idee a ciò che era successo divennero frequenti.Alexandre Solzenicyn, in Arcipelago Gulag, sostenne che nel XX secolo quanto maggiore è la malvagità quando più è giustificata dall’ideologia. Dice:

 

«Per fare del male l’uomo deve prima sentirlo come bene o come una legittima, assennata azione. La natura dell’uomo è, per fortuna, tale che egli sente il bisogno di cercare una giustificazione delle proprie azioni. Le giustificazioni di Macbeth erano fragili e il rimorso lo uccise. Ma anche Jago è un agnellino: la fantasia e le forze spirituali dei malvagi shakespeariani si limitavano a una decina di cadaveri: perché mancavano di ideologia. L’ideologia! è lei che offre la giustificazione del male che cerchiamo e la duratura fermezza occorrente al malvagio. Occorre la teoria sociale che permetta di giustificarci di fronte a noi stessi e agli altri, di ascoltare, non rimproveri, non maledizioni, ma lodi e omaggi. Così gli inquisitori si facevano forti con il cristianesimo, i conquistatori con la glorificazione della patria, i colonizzatori con la civilizzazione, i nazisti con la razza, i giacobini (vecchi e nuovi) con l’uguaglianza, la fraternità, la felicità delle future generazioni. Grazie all’ideologia è toccato al secolo XX sperimentare una malvagità esercitata su milioni. La malvagità è inconfutabile, non può essere passata sotto silenzio né scansata: come oseremmo insistere che i malvagi non esistono? Chi annientava quei milioni? Senza malvagi non sarebbe esistito l’Arcipelago». A. Solzenicyn, Arcipelago Gulag, Mondadori, Milano, 1974, vol. I, pag. 185.

 

Tale “convincimento” ha mosso sia il Nazismo sia il Comunismo. E’ stato quel denominatore comune il quale, se è prevedibile sul piano psicologico, in quanto avvertito “bene o come legittima, assennata azione”, è d’altra parte giustificato da un’unica teoretica di fondo (l’immanentismo) che, pur espressa da opposte ideologie e differenti programmi politici, si manifesta con le stesse liturgie (marce, celebrazioni, culti delle personalità, ecc.). Boris Pasternak scrisse nel 1933 ai suoi genitori emigrati in Occidente,poco dopo l’ascesa di Hitler, prevedendo eventi nefasti, pur auspicando vanamente “ogni tentativo di dare finalmente all’umanità una sistemazione umana”. Sugli eventi in Germania e in Unione Sovietica egli esprime lucidamente la propria disperazione:

 

«E, per quanto strano possa sembrare, una stessa cosa mi deprime sia nella nostra condizione sia nella vostra. È il fatto che questo movimento non è cristiano ma nazionalistico, cioè corre lo stesso pericolo di scivolare nel bestialismo del fatto. C’è lo stesso distacco dalla secolare misericordiosa tradizione che viveva di trasformazioni e anticipazioni e non delle sole constatazioni della cieca emozione. Sono movimenti binari, dello stesso livello, l’uno provocato dall’altro e per questo tutto ciò è ancora più triste. Sono l’ala destra e l’ala sinistra di un’unica notte materialistica».

 

Secondo lo storico Cardini, non è ammissibile un “antifascismo”, almeno in senso assoluto; non si può essere antifascisti in quanto negheremmo la nostra identità, la nostra storia, le nostre radici culturali. Egli ha ragione a considerare l’antifascismo della sinistra come “alibi”, quasi un “rimosso psicanalitico” che tenterebbe sopprimerlo, rimuoverlo dalle nostre coscienze “democratiche”, ma piuttosto accettarlo ‘culturalmente’ come evento storico che ci riguarda e ‘metabolizzarlo’, ‘razionalizzarlo’ per non riviverlo. Sono stati commemorati i 75 anni dell’inferno di Auschwitz, come, in questi giorni, il vergognoso perpetrato silenzio sulleFoibe. Tutto viene ripensato nella prospettiva della memoria, memoria dell’intolleranza, memoria della violenza contro i diritti fondamentali dell’uomo, “memoria europea” ….

 

Viene spesso affermato che: «la realtà è complessa, le cose sono molto sfumate». Ora, dichiarare che il patto Molotov-Ribbentrop sia un accordo per spartirsi il mondo, sarebbe anti-storico e intellettualmente disonesto, tuttavia, secondo me, va riscontrata una certa simmetria ideologica quale sostrato teoretico-immanentistico caratterizzante ogni forma di totalitarismo. Pertanto, sia attraverso il travagliato vissuto di un estremismo di destra dalle nostre precedenti generazioni, sia le esperienze dell’ex-Unione Sovietica (stalinismo, culturalizzazione radicale dell’ateismo di Kruscev; la successiva stagnazione brezneviana con l’oppressione dei Paesi est-europei),a mio parare, è bene lasciardecretare alla storia – in questo caso alla Risoluzione parlamentare europea - di affermare le proprie sentenze.


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