Appunti sentimentali di un ritorno a Venezia

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Appunti sentimentali di un ritorno a Venezia

di Gianfrancesco Vecchio

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Era marzo di questo anno sfortunato quando, indeciso fino all’ultimo, ritenevo di non portare la mia famiglia al carnevale veneziano a poche ore dalla partenza del treno.

La grande festa sarebbe stata sospesa 24 ore dopo e sarebbe cominciata una vita diversa.

 

Non è ancora chiaro se, qualche libertà appena recuperata arriverà all’autunno, ma non ho resistito e ora il vaporetto mi sta portando alla Giudecca, con il biglietto prenotato mesi fa e dove cenerò al ristorante che ero stato costretto a disdire (L’Altanella, lo consiglio, per cibo e posizione).

La situazione espositiva risulta minimale ma, comunque, se non bastasse essere per queste calli e questi canali, dovrebbe meritare il viaggio.

 

La prima scelta del giorno successivo all’arrivo, cade sull’accoppiata Punta della Dogana/Palazzo Grassi dove il grande collezionista Pinault ha la gestione ormai da anni.

La mostra Untitled 2020, ospitata negli splendidi spazi dell’antica dogana, è un curioso assemblaggio di opere diversissime.

I tre curatori hanno costruito un itinerario, piuttosto teorico, rappresentato da vizi e sensazioni cui sarebbero dedicate le singole sale, con un certo riproporsi di artisti impegnati contro il razzismo. Tuttavia, è indubbia la presenza di almeno una quindicina di opere notevoli (es. Markus Lupertz, Tetsumi Kudo, Philip Guston, James Lee Byars) e di un capolavoro assoluto che, in più, è estremamente raro poter vedere. Mi riferisco alla riproduzione di una casa di tolleranza Usa negli anni della II guerra mondiale, con i classici interventi paradossali e disturbanti che hanno reso Edward Kienholz il gigante che è nella sua specialissima fuoricategoria.

 

L’esibizione è quindi consigliata anche perché, con lo stesso biglietto, si può accedere a Palazzo Grassi. Qui si può ammirare l’ennesimo rimescolamento di centinaia di immagini del genio di Cartier Bresson. Cinque curatori d’eccezione, tra cui Pinault stesso, Anne Leibnoviz e Wim Wenders, scelgono e propongono al visitatore 50 immagini ciascuno del grande fotografo a loro care. Chi fosse interessato a fare il cacciatore di immagini potrebbe capire di cosa si tratta, se fatto sul serio.

Non posso omettere il riferimento alla breve pausa per il sostentamento, effettuata da Fiore, appena prima di Campo Santo Stefano. Qui, per la prima volta in tanti anni di frequentazioni di Bacari, mi è stato consigliato lo Spritz col Select, bitter locale con 100 anni di vita, lo suggerisco vivamente a chi ama l’amaro.

Un’altra giornata può trovare delle valide soluzioni di visita nel classico ma anche nel tentativo della città di reagire alla situazione che si è trovata a vivere.

 

Non tutto è aperto delle infinite ricchezze museali veneziane, ma la Scola Grande di San Rocco lo è. È la Cappella Sistina del Tintoretto, chi non l’avesse mai vista non può perderla, ricordando che mentre si salgono le scale per la sala del tesoro, in un piccolo spazio sono esposti un fantastico Giorgione, illuminato malissimo, e un Bellini. Per riprendersi dalla visita, nel mio caso con un eccellente fritto calamari e gamberi, segnalo l’ImprontaCafe’ facile da trovare nelle vicinanze.

 

Infine, proprio il 29 agosto ha inaugurato ai Giardini la Mostra le Muse Inquiete.

Come noto, quest’anno, le circostanze hanno impedito lo svolgimento della Biennale di Architettura e si è cercato, in qualche modo, di realizzare comunque un evento. L’idea è stata quella di realizzare una sorta di retrospettiva storica sui 120 anni della Biennale utilizzando il gigantesco archivio di cui dispone.

Il risultato, forse, è un po’ per specialisti e un po’ per grandi appassionati, tuttavia tra filmati d’epoca, articoli di giornale, manifesti e fotografie si ha la sensazione che molta della storia di quegli anni sia passata da queste parti e, per parte mia, la visita è decisamente interessante.

Ora sta per aprire una versione un po’ complicata della Mostra del Cinema, spero di cuore che tutto vada per il meglio e che la ripresa di Venezia sia anche quella di tutta l’Italia.


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