La salvezza del mondo è nella natura selvaggia

Cultura | Terza Pagina
La salvezza del mondo è nella natura selvaggia
La natura rivendica i suoi spazi.

di Valerio Molinaro

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Victor Hugo era solito ripetere che per quanto la vita fosse breve, noi la rendiamo ancora più breve sprecando allegramente il nostro tempo. E molto spesso la dilapidiamo arrecando danno al nostro vicino, o al nostro prossimo. In questi ultimi mesi la natura ci sta servendo il conto del comportamento scellerato e nefasto che abbiamo perpetuato per decenni.

 

Il progresso tecnologico è ormai imprescindibile e sacrosanto in questa epoca moderna, ma è innegabile che la Rivoluzione Industriale, e l’uso dell’energia a vapore dalla combustione del carbone, abbiano afflitto un duro colpo al nostro pianeta. Il via all’inquinamento incalza inesorabile, così come la distruzione massiccia dell’ambiente. Dall’abbattimento di boschi per lasciar spazio alla coltivazione su larga scala, agli scarichi delle acque industriali direttamente nei fiumi, alle ciminiere che avvelenano aria e dunque apparati respiratori di ogni essere, la natura, da sempre alleata dell’uomo, diventa uno sgabuzzino in cui riversare il tossico.

 

Lentamente i polmoni verdi di Madre Natura implodono e si straziano. Il millennio scorso si è reso protagonista di un netto peggioramento; il surriscaldamento globale la fa da padrone e i rifiuti sommergono il pianeta. Non di poco conto è il fatto che molti dei paesi più poveri al mondo siano caratterizzati dai più elevati livelli di inquinamento, con condizioni igienico-sanitarie e capacità di produrre energia "pulita" pari a zero.       E quanto altro veleno dovrà subire la nostra Terra, sommersa dai carburanti dei mezzi di trasporto?

 

Poi arriva una pandemia mondiale, non peggiore di tante altre del passato remoto e recente, e con un lockdown ci si accorge che ci vuole così poco per ristabilire gli equilibri primordiali.

 

L’uomo agli “arresti domiciliari” ha recentemente permesso alla natura di rifiorire più che mai. Alcuni animali selvatici si sono ripresi il loro normale habitat, il mondo! Se l’uomo abbandonasse una città per qualche decennio la ritroverebbe completamente trasformata, con il verde che avvolgerebbe il cemento.

 

È come se il paesaggio volesse ingoiare l’umanità per risorgere. Cancellare l’errore per riscrivere una nuova pagina.

 

Tutto ciò fa riflettere sul fatto che non dovrebbe servire sempre l’estremo per trattare con gentilezza una cosa tanto preziosa. Il risveglio della coscienza non dovrebbe essere consequenziale ad azioni imposte, ma spontaneo. L’urbanizzazione è ormai parte di noi, ma potrebbe convivere con il rispetto reverenziale del creato, se tutti facessero nel quotidiano il necessario per il pianeta che ci sta ospitando. Non siamo nulla al cospetto dell’Universo, eppure l’uomo ha l’ardire di sentirsi il solo protagonista di questo palcoscenico.

 

Ma non dimentichiamo che l’equazione è sempre stata piuttosto semplice: senza di noi questo pianeta tornerebbe a respirare e a stare meglio!

 

Dovrebbe essere un monito per il futuro: la natura risorge sempre, noi no!


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