Generazione Narciso

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Generazione Narciso

di Valerio Molinaro

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Enzo Bianchi è solito ripetere che è più facile recitare e esibirsi che essere coerenti, più facile eccitare e distrarre che far pensare, più facile impressionare che convincere.                                 

 

Nel corso dei secoli l’immagine e il pensiero sono state viste come due forme distinte, che difficilmente potevano essere prese in considerazione all’unisono. Un dualismo che ha fatto prevalere durante gli anni l’una o l’altra forma a seconda del tipo di società e cultura diffusi in quel periodo storico.Il Medioevo è per esempio l’epoca della supremazia del concetto sull’immagine; quest’ultima era infatti esclusivamente un mezzo (l'arte non ha un valore in sé) utile all'educazione morale e religiosa dei fedeli.

In seguito il Rinascimento, attraverso la rivalorizzazione dei modelli classici, ha creato un nuovo equilibrio, l‘ammirazione per il bello, inteso come perfezione e armonia, riporta in auge i canoni estetici classici e la necessità di ricercare rimedi per rendere perfetto ciò che non lo è. Fino a giungere ai giorni nostri.

 

La nostra epoca è per molti versi un unicum: modelli omologati e omologanti, qualificati da immagini false e surreali, trasmettono una pochezza di idee e contenuti che scoraggia l’individuo ad approfondire qualsivoglia pensiero, o concetto.

La globalizzazione, i social e i moderni mezzi di comunicazione hanno creato un Caronte consumistico-edonistico votato al nulla cosmico.

La nostra è una società che mira sempre e comunque al bello a ogni costo; l’apparire ha assunto un ruolo importantissimo. Il personaggio surclassa la persona, la ricerca del like è più importante del messaggio. Il contenuto viene ingabbiato in una bolla di sapone che può esplodere in qualsiasi momento.

La natura effimera dell’apparire ha preso il sopravvento. I follower sono diventati il nuovo strumento per valutare il successo di una persona.

 

Oggi la voglia di apparire, innata per moltissime persone, ha trovato terreno fertile in una società animata da superficialità e spirito edonistico. Qualsiasi evento ha smesso di essere considerato privato per essere gettato nel calderone dell’universo virtuale. Ciò che conta è partecipare a questo reality continuo, a questo circo senza fine. La nuova equazione è "appaio, dunque sono!".

 

Purtroppo molto spesso la generazione 0 in questo costrutto vacuo ci sguazza alla grande.Una generazione al momento non pervenuta, mistificata da promesse impossibili da raggiungere. Il virtuale e la pandemia in corso porteranno a una progressiva sfiducia e paura nei confronti del prossimo, il web sarà visto come un porto sicuro dove esternare il vero Io, preferendo una confort zone lontana dal vero calore umano.

 

I nuovi Narciso non si specchieranno più su uno specchio d’acqua, ma lo faranno in un mare di cristalli liquidi, dove si innamoreranno di un’immagine fittizia come il mondo virtuale che li circonda.

 

Per vedere cosa c’è sotto il proprio naso occorre un grande sforzo.

(George Orwell)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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