Così è (se vi pare)

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Così è (se vi pare)

di Valerio Molinaro

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Mascherine come nuovo accessorio dell’attuale status vivendi, ingenti limitazioni ai diritti delle persone, abitudini millenarie sconvolte in un batti baleno, crisi economiche che il crollo del ‘29 sembra solo un imprevisto del Monopoli, e paura del contagio in perfetto stile Walking Dead: signore e signori benvenuti nel 2021!

 

In questo bel calderone di nefandezze, con immensa ilarità, vengo a scoprire che c’è gente che si dibatte ancora sul fatto che a Sanremo non sarà presente il pubblico.

 

E sti cazzi! Perdonate il turpiloquio, è solo una mera citazione della serie Boris, atta a commentare il mio disappunto! Andate a domandare al bigliettaio di un cinema di Urbino, o all’addetto di un bar di un teatro a Giulianova, il loro punto di vista sulla questione-pubblico-a-Sanremo. Lascio fuori apposta gli attori, i registi e tutto il carrozzone che lavora nel mondo dello spettacolo per non scadere nel qualunquismo attuale, seppur sacrosanto. Voglio mettere in luce quei lavoratori invisibili, grazie ai quali ognuno di noi si è potuto da sempre immergere nella catarsi della cultura.

 

Perché Sanremo è Sanremo, mi direte! Ma questa volta anche no. Perché è l’emblema di questo paese, dove esistono figli e figliastri di un dio chiamato spettacolo. Cosa dire poi del vergognoso cachet di Ibrahimovic superiore ai duecentomila euro?  Badate bene non ce l’ho assolutamente con il festival della canzone più amata dagli italiani. Io sto puntando l’indice contro la chiusura reiterata dei teatri. Contro la demonizzazione dei cinema. Contro la chiusura degli spazi culturali. Contro le migliaia di posti di lavoro andati in frantumi. Proprio in questi giorni è uscita l’iniziativa L’Ultimo Concerto?, una delle più importanti manifestazioni che ha coinvolto per la prima volta, i live club di tutta Italia, oltre a un incredibile numero di artisti, che con il loro straziante silenzio, a distanza di un anno dalle prime chiusure, hanno sottolineato l’importanza essenziale di questi spazi. La situazione attuale, infatti, lascia emergere numeri allarmanti. I mancati incassi per il settore sono superiori a 50.000.000 di euro. Per una media di € 332.491 per singola realtà. Il 49% dei Live Club dichiara di non avere certezza circa la possibilità di una riapertura a fine pandemia.

 

Ovviamente cinema e teatri non se la stanno passando meglio. Il paradosso è che invece di trovare strategie per mantenerli in vita, si è deciso di affossare proprio i luoghi più importanti per la crescita culturale delle persone e che sostengono processi di coesione sociale. Un’ecatombe totale! E vogliatemi perdonare se sorrido, perché se il problema è la presenza o meno del pubblico a Sanremo, allora siamo davvero senza speranza, perché questo virus passerà, ma la demenza no!

 

“Contro la stupidità, gli Dei stessi lottano invano”.

Friedrich Schiller


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