Giornata della terra 2021

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Giornata della terra 2021

di Maria De Falco Marotta

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In una occasione così importante per l’umanità, come quella di celebrare con vari eventi un giorno dedicato alla terra, cui dobbiamo molto se non la propria esistenza, come poteva mancare la Biennale Architettura che tra pochi giorni aprirà i suoi padiglioni ad un eccezionale fatto, come mostrare al mondo intero i “modi” in cui gli artisti la vedono, la interpretano, l’amano, la coccolano?

 

Sicché ad Hashim Sarkis, il curatore della Biennale 2021 che ha presentato Future Assembly, una mostra collettiva, dove si erano incontrati tutti i partecipanti che hanno adibito il mezzanino del Padiglione centrale ad una singolare “mostra nella Mostra” - dove - Future Assembly conferma il potere dell'immaginario collettivo e il ruolo vitale dell'architettura nel visualizzare e rendere possibile un futuro più inclusivo”

 

Rappresentato dai suoi fondatori, l'artista Olafur Eliasson e l'architetto Sebastian Behmann, Studio Other Spaces (SOS) collabora appositamente per questa occasione con Caroline Jones, docente di Storia dell'Arte; Hadeel Ibrahim, attivista; Kumi Naidoo, ambasciatore di Africans Rising for Justice, Peace and Dignity; Mariana Mazzucato, docente e direttore fondatore dell'Institute for Innovation and Public Purpose presso lo University College di Londra; Mary Robinson, presidente The Elders e professore associato di Giustizia climatica presso il Trinity College di Dublino; Paola Antonelli, senior curator di Architettura e Design presso il Museum of Modern Art di New York.

 

Dal momento che quest’anno la selezione di architetti, designer e artisti è sotto il profilo geografico quella maggiormente diversificata nella storia della Biennale, SOS ha ritenuto che fosse un'occasione unica per ritrovarsi e riflettere su una domanda che trae la propria ispirazione dalle Nazioni Unite: Che aspetto potrebbe avere un'assemblea multilaterale del futuro? Gli ideatori del progetto hanno invitato tutti i partecipanti della Biennale Architettura 2021 a immaginare e scegliere uno stakeholder sovraumano, che ritengono meriti di essere rappresentato all’interno della Future Assembly. Le pareti del mezzanino del Padiglione Centrale tracciano una collezione vivente, composta dai tentativi degli esseri umani di riconoscere e garantire i diritti della natura durante i 75 anni di storia dello Statuto delle Nazioni Unite. Questo allestimento vuole quindi provocare la domanda: Come saranno i prossimi 75 anni?

 

“Le Nazioni Unite – il paradigma per un'assemblea multilaterale del ventesimo secolo – furono fondate nel 1945 in risposta a crisi politiche, sociali, economiche e umanitarie” - hanno dichiarato i co-designer di Future Assembly. “Oggi è necessaria una risposta altrettanto radicale all'urgente crisi climatica provocata dall'uomo. Future Assembly si basa sui principi di reciprocità, collaborazione e coesistenza. Questo si estende al nostro approccio progettuale: immaginare futuri possibili ci richiede di trovare nuovi modi per rappresentare spazialmente diverse attività non umane, perché possano avere voce in capitolo”.


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