Madre, di Goldie Goldbloom

A Williamsburg, quartiere di New York reso famoso dalla miniserie Netflix Unorthodox, risiede una piccola comunità di charedim (la cui traduzione più comune, anche se errata, è ortodossi, o addirittura ultra-ortodossi), ebrei che seguono rigorosamente una lunga serie di precetti, un codice di abbigliamento particolarmente pudico e che sono poco inclini ad avere rapporti con il resto del mondo.

Sono anche profondamente antisionisti, poiché convinti che l’Israele legittima sarà ricostruita soltanto con l’arrivo del Messia e che lo Stato attuale sia troppo laico e sacrilego.

In questo ambiente si svolge la storia di Surie, protagonista di “Madre”, romanzo avvincente di Goldie Goldbloom pubblicato da Playground Editore. Surie è una signora che ha dieci figli, trentadue nipoti e sta per diventare bisnonna. Ma anche mamma.

Ha cinquantasette anni e avere un figlio, anzi due, alla sua età è sicuramente insolito per gran parte delle donne nel mondo, ma per lei lo è ancora di più: tutte le sue amiche, le vicine e le parenti hanno da tempo “chiuso bottega” e, anche se tra di loro non parlano di questi fatti così privati, Surie è sicura che, se la notizia si diffondesse, ella diverrebbe oggetto di scherno e falso compatimento.

Per questo non riesce a trovare il coraggio di comunicare la notizia nemmeno ai suoi più stretti familiari e perfino il marito, ancora innamoratissimo di lei, pur essendo attento e premuroso, ne rimane (o vuole rimanerne inconsapevolmente) all’oscuro. Lei adotta così alcuni stratagemmi per nascondere anche le visite di controllo che effettua settimanalmente nell’ospedale della zona.

Il mantenimento di questo segreto e di altri piccoli ad esso correlati la riporta al dramma di uno dei suoi figli, scomparso quattro anni prima. Lipa, questo il nome del ragazzo, è gay e, dopo essere stato costretto in qualche modo ad uscire dalla comunità per evitare uno scandalo, muore.

Surie prova sempre più forti sensi di colpa per non essere riuscita ad impedire l’allontanamento e la tragica fine del giovane e durante i mesi della gravidanza, in un percorso di crescente consapevolezza, si pone domande rivivendo parzialmente il dramma legato al lutto non ancora elaborato, ma anche al mantenimento di un segreto importante e al desiderio di indipendenza provati dal figlio.

Al di là delle caratteristiche specifiche che questa comunità presenta (come qualsiasi altra ha le proprie), nel romanzo vengono evidenziati, attraverso l’interazione dei personaggi, alcuni pregi e difetti di tutti quei piccoli gruppi umani nei quali prevale una cultura collettivista che promuove e premia il conformismo (interno), permettendo alle persone che vi aderiscono di sentirsi sicure e protette, ma gettando nello sconforto e nella solitudine chi desidera trasgredire anche una sola regola.

Comunità piccole e poco aperte, dove la reputazione dell’individuo e del suo entourage familiare è fondamentale per il funzionamento della collettività e il timore che detta reputazione venga lesa, terrorizza e paralizza i suoi membri. Se, quindi, il protagonista dello “scandalo” è in una posizione debole viene emarginato, ma se è scaltro o ha un ruolo dominante, allora è lo scandalo stesso ad essere generalmente seppellito, anche a costo di nascondere violenze, atti illeciti e l’incolumità di giovani vite.

È dunque interessante anche l’incontro-scontro fra Surie e la sua ostetrica che invece rappresenta un po’ la mentalità individualista e “moderna” statunitense: se inizialmente esiste una sorta di barriera in cui gli equivoci sia linguistici (Surie non conosce i termini medici e non padroneggia l’inglese, mentre l’ostetrica non parla né capisce l’yiddish) che culturali (a volte anche un po’ buffi) causano incomprensioni dovute soprattutto ai pregiudizi della seconda e ai timori della prima, l’abituale periodica frequenza, il dialogo e l’umana empatia di genere permettono un lento, ma progressivo appianamento delle divergenze e la nascita di una profonda e proficua collaborazione, basate sulla fiducia, sull’amicizia e sul rispetto delle differenze fra le due donne.

Un romanzo nel quale, sebbene la parte femminile sia preponderante, il mondo maschile non viene messo in cattiva luce. Fra le qualità dei principali personaggi spiccano, infatti, la mitezza e la bontà del marito di Surie, Yidel, uomo gentile e sensibile che rifugge dalla severità, che perdona e che, alla fine è disposto anche a mettersi in discussione.

Altre caratteristiche che emergono e che vale la pena menzionare, sono l’allegria e la spensieratezza dei giovani e la saggezza e la perspicacia degli anziani.

Elena Lattes

By redazione

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