Masha Sirago: “Ve lo racconto io Walter Chiari!”

Masha Sirago, multiforme talento di artista, scrittrice, attrice, ideatrice del progetto culturale “Tiffany Animal academicum” colpisce per la sua naturalezza nel raccontarsi, con un sorriso smagliante che colpisce subito e con una disarmante semplicità nell’essere artista e donna.

Milanese di nascita, è stata premiata nel 2016, precisamente “il giorno del mio onomastico!”, asserisce Masha, ovvero il 13 dicembre con un Annullo delle Poste Italiane, un traguardo importante e particolare per lei. Durante la pandemia, da due anni a questa parte, si è ritrovata, ma anche per amorevole scelta, a curare 24 h al giorno il suo babbo Leonardo, 88 enne disabile in carrozzina con una serie di malattie croniche. “Così va la vita!” aggiunge l’artista.

Guardandola da vicino ci si accorge che Masha Sirago è tutto questo: donna elegante, raffinata, pura nel fare come nel dire e che, a volte, si esprime usando termini francesi, napoletani, milanesi, inglesi, pugliesi che inserisce nella conversazione con molta naturalezza e ironia. Intelligente. Misurata. Con una grande voglia di vivere nonostante il gravoso impegno di curare suo padre tutto il giorno e la notte. “Ma come tante altre persone di questo mondo! Basta farlo con amore, come tutto, d’altronde! E ti cambia la vita.” aggiunge.

Ancora non si è capito perché tirò, nel 1990, una torta in faccia al noto presentatore di allora, Pippo Baudo, durante una trasmissione importante dove lei era stata scelta come Trasformista e lavorava a “Gran Premio” su Rai1, in prima serata. Di certo un motivo ci sarà, così come è certo che ogni persona vedendo quella famosa scena (oggi su YouTube) viene riportata su Il Post tra “Le dieci più famose torte al mondo tirate in faccia a…” ognuno ha espresso la sua opinione, perché ha fatto ridere tutti gli Italiani, un gesto simpatico e plateale, silenzioso, senza parlare, senza litigare, chapliniano, e per di più a un siciliano, ma chi non vorrebbe tirare una torta in faccia a qualcuno?!.

Masha Sirago ha frequentato Walter Chiari negli ultimi due anni della sua vita e al suo caro amico ora dedica uno spettacolo, un monologo teatrale dove racconterà aneddoti, conversazioni solitarie, momenti di vita vissuti insieme al grande divo della Dolce Vita: Walter Chiari (1924-1991). Insieme al regista Rocco Cesareo ha scritto il testo che verrà presentato in Anteprima nazionale a Filettino (FR) il 16 agosto alle ore 21.30.

Masha Sirago in scena ricorderà il grande attore comico, uomo dalla timbrica vocale ineguagliabile, ma soprattutto dal fascino seduttivo (conquistò colei che fu definita “Il più bell’animale del mondo”, ovvero l’attrice Ava Gardner, oltre alle più belle donne dell’epoca, a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘70). Tra un profluvio di ricordi, aneddoti ironici e poetici, Masha Sirago, rievocherà situazioni vissute, a volte anche paradossali, di quando era una giovane artista ventenne che Walter Chiari volle accanto a sé professionalmente, ma anche umanamente. Lui le scrisse: “E’ un biglietto qualsiasi. Ma può contenere, oltre a una frase – anche un racconto – una favola, una storia anche vera e profonda, o grande, ci stai anche tu se vuoi. Walter”.

Masha Sirago, come è nata l’idea del monologo teatrale “Ve lo racconto io Walter Chiari?!”

L’idea è nata in maniera molto spontanea, con Rocco ci sentivamo al telefono di tanto in tanto, lui a Roma ed io a Milano e ascoltando alcuni miei racconti divertenti e nostalgici di quel tempo con Walter che mi aveva onorato della sua amicizia anche professionale quando ero ventenne, ha ben pensato di raccogliere i miei racconti e aneddoti, e assieme abbiamo approntato e scritto il monologo teatrale “Ve lo racconto io Walter Chiari!”. Il regista Rocco Cesareo lo conobbi nel 2003 quando mi affidò il ruolo importante della moglie del caposcorta del giudice Paolo Borsellino nel film “Gli angeli di Borsellino”. Nel mio curriculum ci sono anche Marco Ferreri, Pupi Avati, Tom Tykwer.

Come ha conosciuto Walter Chiari?

Walter Chiari mi soprannominò “Masha o raddoppia?, dal titolo della famosa trasmissione degli anni ‘60, della sua epoca d’oro. Questo perché mi vide al lavoro su un palcoscenico dove anche lui poco dopo sarebbe salito. Lo vidi arrivare dal fondo, dopo tutto il pubblico seduto, con al seguito alcune persone. “Ma il pubblico perché applaude di là se io sono qua?” chiese. È una ragazza che sta facendo uno spettacolo particolare, imita Tina Turner, Marylin Monroe, Jessica Rabbit, Madonna e altre dive famose, in pochi secondi si cambia d’abito velocemente dietro a un paravento” gli hanno risposto. Incuriosito chiese di conoscermi. Ma ora basta, racconterò in scena il mio primo incontro e conversazione con Walter, surreale e divertente con il senno di poi, dove io quella sera declinai il suo invito a cena senza se e senza ma. E lui capì al volo che io ero occupata a lavorare e guadagnare e non a rincorrere né vip né il fatuo mondo dello spettacolo. Ero seria, infatti dopo un mese mi chiamò per incontrarmi e poi propormi di lavorare con lui.

Walter Chiari, che ebbe le più belle donne del mondo, vide in me una giovane donna che giocava a interpretare le donne spettacolarizzando il tutto, in modo sensuale e poetico: appunto, Masha o raddoppia? Diventammo amici, mi portò con sé a lavorare al teatro Alfieri a Torino e in altri luoghi, vedendo in me una promettente artista così come fece da vero scopritore di talenti, pensate, scoprì Domenico Modugno! Ho ancora tanti altri bei ricordi di Walter.

L’ultimo giorno della sua vita ero a pranzo con lui. Poi, per un mese, sono rimasta a guardare il soffitto per il grande dolore provato, per la sua mancanza, ma anche perché Walter era diventato un grande amico al quale ero veramente affezionata. Dal 1991 in poi, fin dalla prima edizione a Cervia, sono stata invitata parecchie volte alla manifestazione “Il Sarchiapone” dove Walter veniva e tuttora viene ricordato con un premio destinato ai nuovi comici italiani. Pensate, a volte Walter mi chiamava “mammina”, faceva il bambino con me, esprimeva il suo animo poetico, mi regalava libri…

E della torta in faccia a Baudo cosa ci racconta?

È incredibile che il mio gesto se lo ricordano ancora in molti e che sia rimasto nella memoria collettiva e nella storia della Rai. Un gesto speciale, dolce come può essere una torta, in un momento televisivo seguito da più di 10 milioni di spettatori, in una trasmissione seguitissima su Rai1 “Gran Premio”.

Su Youtube ci sono commenti vari, ma sicuramente si possono vedere Pippo Baudo, Franco Franchi e Renato Zero che cantano “Siamo rimasti in tre, tre briganti con la spada ecc..ecc..” . Poi io entro in scena, a tempo musicale, mi si vede di spalle che tiro una torta e poi esco di scena. La musica va scemando fino a terminare. È il caso di dirlo: ho il senso musicale, sono entrata a tempo in quel tempo della mia vita, ma non l’avevo determinato. Ma chissà se si capisce la mia ironia di ora e di allora.

Molti han pensato che avevo tirato una torta per diventare famosa e guadagnarci, ma anche se mi avevano contattato una ventina di importanti testate giornalistiche, non dissi nulla perché io stessa ero spaventata, non sapevo cosa dire. Io non sono una che dice, sono una che agisce e fa, sempre stata così. Sicuramente se avessi sfruttato la situazione, avrei guadagnato molto, ma io ero inconsapevole del mio stesso gesto, che molti hanno ritenuto geniale. Ma chi vuole credere alla mia verità? È stato un atto sicuramente comico nel contesto di allora, che diverte ancora oggi molta gente. Bello, no?!

Lei è una artista a tutto tondo, da attrice di cinema e teatro, scultrice, fotografa, annullo filatelico, scrive di Cultura e recensisce eventi culturali su varie testate giornalistiche, come fa?

Ogni cosa a suo tempo, si dice. Ed io credo che come persona sono curiosa, attenta, vivo il mio tempo e a volte sono fuori dal tempo, credo sia un evolversi dell’anima e della personalità. E se faccio del Bene, non lo sbandiero, lo faccio, cristianamente, punto. Vivo con i piedi per terra, anzi, spingendo la carrozzella. Sono una “ragazza-padre!”(copyright Masha Sirago). Quattro anni fa ho conosciuto in Conservatorio a Milano il Maestro Ennio Poggi (scomparso lo scorso anno), da un unico incontro-conversazione decise di musicare un mio testo poetico, divenuto poi un brano lirico “Strada della mia vita”, presentato per la prima volta nel suo paese natale, Casteggio (PV). Chopeniano fino al midollo, un omino che suonava l’organo tutte le domeniche nella sua parrocchia, Ennio Poggi ha dato spessore alle mie parole della mia poesia, che scrissi ben 15 anni prima e che trovò in Internet. Queste le parole: “Mi son tuffata nella Umanità./ Ho sbattuto la testa contro,/e sono caduta./ Mi sono rialzata,/ed ho trovato una mano tesa,/e poi l’inganno della falsa gentilezza;/ e con rabbia ho tirato calci fino a cozzare contro l’indicibile./Mi sono arresa./E poi ho ricominciato di nuovo,/a camminare in punta di piedi e a passo felpato sulla Via della Speranza,/i piedi per terra ma con la testa fra le nuvole,/vicino a Dio,/e allora ho ”toccato il cielo con un dito”./ Ho trovato prima Vicolo dell’Amicizia,/poi piazza dell’Umanesimo,/poi corso Amore,/ho svoltato a destra,/e infine percorrendo viale della Fede,/son giunta a destinazione./Forse da qui si può prendere il Ponte della Nuova Umanità,/ ma quando si percorre questa nuova strada, di vita,/ e si è soli…o forse no…/e con in mano quel foglietto con la parola “Via della Solidarietà”/e la cerchi…/chi ti dice a destra, chi vai a sinistra/…chi ti parla con “il cuore in mano”…/tutto sarà già finito./E si troverà la scritta,/come in un film…/Strada senza vie d’uscita,/o…/The End/ Via della Gloria”.

Spero vivamente che questo brano, come nello spirito del caro Maestro Ennio Poggi, possa riverberare nel mondo, e chissà possa essere apprezzato da grandi artisti come Domingo, Juan Diego Flórez, Vittorio Grigolo, Francesco Meli, e i ragazzi de Il Volo, che poiché han fatto molta strada di successo, possano anche percorrere la…. “Strada della mia vita”.

Per quanto riguarda le mie sculture, in gesso e creta, il Maestro Giovanni Sollima ha omaggiato musicalmente improvvisando sotto l’Arco della Pace a Milano (2014).

Felice che il progetto culturale, da me ideato, sia stato definito Tiffany “Animal academicum” dal filosofo Giacomo Marramao e il ‘Can…ravaggio’ del Terzo Millennio da Claudio Strinati, storico dell’arte, e così Tiffany ha un Comitato scientifico d’eccezione: Masolino DʹAmico, critico letterario; Davide Rondoni, poeta; Francesco Bruno, criminologo; Nino Marazzita, libero pensatore; Carlo Giovanardi, appassionato di filatelia. Promotori del percorso di Tiffany anche Giovanni Conso, presidente onorario Accademia dei Lincei; Ferdinando Castelli, critico letterario; Giovanni Russo, scrittore e Piero Ostellino, editorialista, le cui testimonianze oggi sono impresse nei loro contributi critici.

Tutto questo fino ad avere il riconoscimento delle Poste Italiane con Annullo filatelico il 13 dicembre 2016, con una mostra allo Spazio Filatelia di Milano.

Tale progetto è divenuto altresì un reading musicale per il quale il prof. Salvatore Veca ha scritto un saggio e ha definito “Tiffany animal academicum et philosopcum”.

La frequentazione delle attività culturali alla Civiltà Cattolica, a Roma, mi ha messo nella condizione di poter assiduamente conferire con il Padre Castelli che mi ha indirizzato verso la scrittura, spronandomi a tirar fuori il meglio di me stessa, perché a suo tempo lo facevo attraverso la fotografia e gli aforismi fotografici che gli mostrai. Tutt’oggi la mia scrittura ed idee proseguono, in primis, sul palcoscenico dell’imminente anteprima e più avanti spero che “Ve lo racconto io Walter Chiari!” possa approdare al teatro Walter Chiari a Cervia e, allargandomi un po’ (ride), a Broadway.

Roberta Balmas

By Redazione

3 Comments

  • Intervista a tutto tondo dove ritrovo la Maschia ironica,intelligente,colta,eppur disarmante nella sua semplicità di vita e figlia amorevole. Conosciuta in modo fortuito un estate di alcuni anni fa sulle sponde del lago Massaciuccoli ( o lago Puccini) LEI con la sua ironia risata contagiosa battuta pronta è un felino da palcoscenico.

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